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25 March 2013

Almond Hummus


“Look around you. Think about it: only one year ago we didn’t have this, and this. There wasn’t this pot, there was not that lamp, or the little table, the basket.”

“What are we doing? Why are we doing this?”, asked J.

“At least we still don’t have a TV”. 

After reading this article, I started to mumble a lot (more than usual) over the very human habit of accumulating stuff. And although I have always thought I am pretty good at not doing it, reality tells me differently. The simplifier and the wonderluster that is in me is constantly challenged by this instinct to be surrounded by objects which somehow make life easier but that are not essential in any way. I could have lived without those enamel dishes, or without reading lamps or pile blankets or a bread bag. I could, but I chose not to.

Eventually, I realised that there has to be a balance, a fragile yet important balance, between feeling constantly precarious and having so much stuff that moving becomes impossible. It is up to us to find it, as there is no single answer to the issue. As it happens, a home that feels like home rather than a temporary accommodation might require pillows, a comfy blanket, and some extra kitchen appliances that will enable cooking a dinner for some friends on the right occasion. I decided that I won’t give up these small things for fear that they will hold me down. I decided that as soon as I feel it’s getting too much, I’ll get rid of all the excess. I decided I don’t want to be a slave of objects nor to fear them. I decided that I decide.

A few months ago we bought a blender (also called “the pureerer” as mentioned here). Nothing fancy, just a very basic blender with a few attachments and two functions on special offer. The purchase was controversial: it was the biggest and heaviest thing we had ever bought since our move to London, and something we knew we had to leave behind at one point –too heavy to brin with us to our next stop, our next bit of life in a new, still unknown place in the world. However, we had been moaning about not being able to make this or that creamy soup for months, about wanting to make those granola bars that require pureed dates, or the fantastic Ottolenghi’s hummus recipe. Why not satisfying a very basic, simple need as a warm creamy soup to warm up our soul in a very chilly winter night? We finally chose the blender over the moaning, and we will never regret it.


We have been using the blender for many purposes, but perhaps the most satisfying has been making almond milk from scratch. Far from being an enemy of dairy milk, I still enjoy a glass of chilled almond milk from time to time, and I like using it to make chai latte and hot cocoa. Some store bought options might be OK, but they are fairly expensive and sometimes contain extra-ingredients that I don’t want in my milk. The home-made version is not only inexpensive, but healthier too, and ridiculously easy to make. The proportions are 1 cup of soaked, blanched whole almonds for 4 cups of pure water, blended until smooth, and drained with a colander (or a nut milk bag). Store in a clean glass bottle, in the fridge, and consume over 3-4 days, shaking the bottle before serving.

Here comes the cool part. Making almond milk from scratch means you will kill two birds with one stone, as you’ll make the most of your almonds by having milk on one side, and a good deal of solids (pureed almonds) on the other. Don’t throw them! They can be turned into your next favorite spread, aka almond hummus.

We have been enjoying this almond hummus on toast or crackers as a starter or snack, or in some tasty sandwiches. It can even be used as a dip to eat with pita chips as part of a potluck dinner or a pic-nic –it’s almost that time of the year! And because it packs so well, it can be the perfect simplifier and wanderluster’s lunch to go ever. I came full circle.




Almond Hummus

about 1 cup almond pulp, leftover from making almond milk*
2 tbsp tahini
1 clove garlic, minced
1/2 tsp fine grain sea salt
1 tbsp lemon juice
2 tbsp sesame seeds

In a large bowl, simply combine all the ingredients and mix with a spoon until well combined and smooth. Place in a container and store in the fridge for up to 1 week. Enjoy with pita chips, and/or topped with fresh cilantro or parsley.

* see in the text above how to make almond milk at home. 

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“Pensaci. Guardati intorno: solo un anno fa non avevamo questo, questa, questi qui. Non c’era questa pentola, quella lampada, né quel tavolino”. 

“Oddio, cosa siamo diventati?”

“Almeno siamo ancora senza TV”.

Dopo aver letto questo articolo, ho iniziato a riflettere (più del solito) sull’umana molto umana abitudine di circondarsi di oggetti. Convinta di essere piuttosto brava a non farlo, mi rendevo conto che la realtà mi diceva altrimenti. La semplificatrice e la nomade che vive in me è costantemente messa in difficoltà da quest’istinto a collezionare oggetti che da un lato rendono la vita un po’ più comoda, dall’altro non sono affatto essenziali. Potrei vivere senza problemi senza quei piatti di metallo dal bordo blu, o senza quelle lampade da lettura, o i pile sul divano, o la borsa per il pane. Potrei, ma ho scelto di non farlo. 

Col tempo, sono arrivata alla conclusione che ci dev’essere un equilibrio, tanto fragile quanto fondamentale, tra lo sentirsi costantemente precari e l’avere talmente tante cose da sentirsi piantati, immobilizzati. E sta solo a noi di trovare quest’equlibrio, perché non c’è risposta univoca al problema. E succede che una casa che sia casa abbia bisogno di cuscini, delle coperte, e dei piatti e bicchieri in più per accogliere gli amici a cena una volta ogni tanto. Ho deciso di non rinunciare a queste piccole cose per paura che mi intrappolino, che mi sotterrino, che non mi diano più possibilità di scegliere di andarmene dal qui e dall’ora. Ho deciso che me ne libererò non appena inizierò anche solo ad avvertire questo malessere. Ho deciso di non diventare schiava delle cose. Ho deciso che decido io. 

Qualche mese fa abbiamo comprato un robot da cucina, uno di quelli semplici con due funzioni e pochi attacchi trovato in saldo in un negozio di casalinghi. Un acquisto  sicuramente controverso, essendo il più voluminoso e “permanente” che avessimo fatto fin d’allora. Sapevamo che prima o poi avremmo dovuto separarcene, essendo troppo pesante da portare con noi nella nostra prossima meta, città, tappa di vita. Ma sapevamo anche che volevamo tanto fare delle zuppe cremose per riscaldarci nelle sere d’inverno, l’hummus di Ottolenghi e delle barrette energetiche a base di puree di datteri. E così, tra il soddisfare questi desideri semplici e il continuare ad averli, abbiamo scelto di soddisfare, e od oggi non l’abbiamo certo rimpianto. 


Abbiamo usato molto in nostro robot in questi mesi, ma la cosa che più mi dà soddisfazione è fare il latte di mandorle fatto in casa. Lontana dall’essere un’oppositrice del latte animale (non sia mai!), ogni tanto mi piace l’idea di bere un bel bicchiere di latte di mandorla freddo, così dissetante; o di usarlo per fare un chai latte o una cioccolata calda con un sapore diverso. Lo faccio, non perché le alternative sul mercato non ci siano, è che chi più chi meno contengono ingredienti in più che non mi garbano granché. E poi perché farlo in casa è facile, velocissimo, e costa di meno. Le dosi (in volume) per fare 1 litro di latte di mandorle sono: 1 cup di mandorle spellate messe in ammollo per una notte, sciacquate bene e poi frullate con 4 cups di acqua limpida (o minerale). Infine, filtrate il tutto attraverso un colino o l’apposita calza per fare i latti vegetali. Si conserva in frigo in una bottiglia di vetro per 3-4 giorni. Shekerate bene prima di versare, perchè i solidi tendono a separarsi. 

E qui la parte più interessante. Farsi il latte di mandorle in casa vi fa prendere due piccioni con una fava e usare al 100% le vostre mandorle. Infatti, da una parte avrete il latte, dall’altra rimarrete con una sorta di purea di mandorle. Ecco, lungi dal buttarla, con questa purea potete fare la vostra cremina spalmabile preferita (ve lo garantisco), ovvero l’hummus di mandorle.

Noi lo si usa come semplice spread su pane o crackers per accompagnare un’insalatona, come parte di un bel panino veg, o come spuntino del pomeriggio. Ma si può anche pensare come dip in compagnia di una manciata di pita chips, come aperitivo, o come parte integrante di un pic-nic (è quasi stagione, quasi) insieme a delle cruditées. E siccome è così facile da impacchettare e portare con sé, in viaggio o per pranzo, è ideale per viaggiatori spartani come la sottoscritta. Chissà, magari lo farò un’ultima volta e lo porterò con me come pranzo ad alta quota, nella mia prossima tappa di vita. Il cerchio si chiude. 


Hummus di Mandorle

circa 1 cup di polpa di mandorle*
2 cucchiai di tahini
1 cucchiaio di succo di limone
1/2 cucchiaino di sale marino fino
1 spicchio d’aglio tritato
2 cucchiai di semi di sesamo

Combinate tutti gli ingredienti in una ciotola abbastanza capiente, mescolando bene fino a che il composto non diventa omogeneo e cremoso. Si conserva in frigo per una settimana circa. 
Ottimo con pita chips, verdure a julienne, e una manciata di coriandolo fresco sopra.

*quel che rimane dopo aver fatto il latte di mandorla, vedi sopra.
 
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12 comments:

  1. Ciao, rubo solo qualche minuto per presentarti il mio nuovo contest…viaggio nel gusto…ricco premio in palio, un viaggio a Budapest!
    Ti aspetto, se ti va!
    http://squisitocooking.blogspot.it/
    Un abbraccio

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  2. questo hummus è una meraviglia (e vogliamo parlare delle foto? avrei voglia di addentare quella fetta di pane all'istante…)
    riguardo alla tua riflessione, io non faccio testo.. sono un personaggio decisamente stanziale e ho sempre nutrito una sana invidia e ammirazione per voi GGGiovani che cambiate casa, città, Paese… quello si che arricchisce..
    non sono una vittima dell'aquisto compulsivo, tutto quello di cui mi circondo è frutto di scelte meditate e razionali (il più delle volte condivisa con la mia dolce metà) e forse per questo mi affeziono alle cose più di quanto dovrei, tanto da far fatica a separarmene (quando abbiamo traslocato nella nuova casa mi sarei portata via pure i muri di quella vecchia..)
    buona settimana!

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  3. Che ricetta meravigliosa, e per "ricetta" intendo tutto il post.
    Sono appena andata a vivere da sola e non sai quanto ti capisco quando leggo del compromesso fra "minimal asettico" e "barocco soffocante". Ci sto provando anch'io, e mi rendo conto che non sempre è così semplice. Ma quando capisci di aver raggiunto l'equilibrio, respiri meglio, te ne accorgi.
    Questo hummus è una splendida idea, grazie.

    Buona settimana, a presto.

    Agnese

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  4. Senza cadere nello shopping compulsivo, credo che circondarsi di oggetti che ci piacciono sia un modo, anche questo, di sentirsi "a casa". Una casa che parla di noi, che porta la nostra firma, che ci rappresenta. Decido io, hai ragione. Magari per far posto al nuovo metto le cose una sull'altra rischiando i cocci, ma mi sento contenta anche solo se prendo una presina in più (ovviamente da usare per le foto per il blog, ehehe) o una teglia in silicone di una forma che non avevo… 🙂

    (dove c'è mandorla c'è bontà)

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  5. I struggle with the same feelings about stuff. Over the years, I've built up a huge collection of kitchen things that we've moved from place to place across the country. Last week I had to sell all of it as we prepare to move to Ireland. It was a bit sad to see my cherished items go, but also liberating. I feel very light and free now. I think in our new life I will be much more selective about the stuff I choose to bring into our home, but I know it is important to keep a few things around that make a house feel like a home. Balance is the perfect word.

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  6. Ossia in vece dei ceci le mandorle…da provare..
    Se hai bisgno di un esperta in traslochie e spostamento di stuff, nonché di come vivere con nulla chiedimi pure. Adesso sono a Buenos Aires e ho cambiato in 4 anni 5 case……

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  7. What a wonderful idea. I make hummus with chickpeas, cannellini and sometimes other sorts of beans but have never thought to use almonds. A great alternative to almond butter!

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  8. Not Only Sugar 19:33

    THis hummus is so lovely..

    Not Only Sugar

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  9. Ciao Valeria… ti capisco perfettamente, anche io e il mio ragazzo viviamo costantemente nel shakespeariano dilemma "avere o non avere"… abbiamo comprato pochissimo per la nostra casa, utilizzando i "surplus" di genitori e parenti, ristrutturando mobili vecchissimi e non solo non ci manca niente, ma ne abbiamo anche avanzato! E poi ti ritrovi ad avere un tavolino da salotto fatto con tre cassette di legno appoggiate l'una sull'altra e un telo che le ricopre e ti senti di nuovo "frugale" 🙂 L'equilibrio sta nel mezzo, come dici tu, nel senso utile dell'oggetto che possiedi. E poi il tuo hummus è favoloso!!!
    Baci

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  10. Alex 05:37

    Ma che ottima idea, sia il latte che l'hummus. Sarà la volta buona che ritiro fuori il robot che non uso mai perché per una persona faccio prima a tirare fuori la grattugia o il minipimer. Devo dire che per frullare piccole dosi mi trovo molto meglio con l'accessorio del minipimer. E quel mostro di robot superaccessoriato (che vinsi con un contest) viene spostato da una parte all#altra perché non ho più lo spazio dove metterlo.

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  11. Mi hai risolto un problema! Delle mandorle nel mixer non sapevo cosa farmene ma mi sembrava assurdo buttarle via e ta daaaa! Ecco qui la risposta. Provo subito e ti dico ma già adesso: grazie
    Un bacio grande

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  12. I have too much stuff… I do. And sometimes I wish I didn't so I could finally just pack my bags and move to my beloved England.
    I have a great job, but I don't like it anymore. I constantly wonder 'what am I doing here'. I'm so lucky to have such an amazing job (as a graphic designer) and a lovely house, two cats and all that. But I sometimes thing I would rather move away from all of it. I think it might be my quarterlife crisis 🙂
    This almond humus looks so good, and since I also have a giant blender, I will be able to make it 🙂

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