La forza di volontà è tutto, come si dice. Ecco perché, sul filo del rasoio, e pur sul filo del collasso causa influenza fulminante, aderisco all’appello di Norma e mi aggrego alle centinaia di foodbloggers che hanno deciso di gridare tutte insieme, a colpi di ricette, “Liberiamoci del maiale”. Il che fa parte di una più ampia mobilitazione tutta femminile, dove le donne di tutta italia hanno pensato di alzare la testa, indignarsi, e scendere in piazza. Hanno pensato che si è davvero superato il limite della decenza, della morale, dell’etica, della giustizia. “Se non ora, quando?”, appunto. Cosa deve accadere di più perché si inizi a dire basta? Credo che il maggior problema di questo paese, e della mia generazione in particolare, sia la rassegnazione. Siamo spesso rassegnati e troppo spesso succubi di una realtà dei fatti che non meritiamo ma, come dice Saviano, “A cosa servono le mani pulite se le teniamo in tasca?”.
Inutile dire chi è il maiale in questione, credo che sia sotto gli occhi di tutti. Il fatto è che di questo essere ci si deve davvero, davvero liberare una volta per tutte, per chiudere questa era in cui le donne valgono solo in base al livello di sculettamento e scendilettismo. Mi viene il groppo in gola quando mi viene chiesto dai ragazzi del Master di spiegare bene cosa sta succedendo. Perché loro leggono il New York Times e credono che sia una barzelletta, che non possa essere che una persona, tra le tante cose, seriamente malata di sussuomania senile, sia al capo di un paese civilizzato e oltretutto parte dell’UE.
Mi vergogno immensamente di quel che sta succedendo, di questo presidente che non mi rappresenta e anzi, che ci rappresenta mailissimo. Ma non mi vergogno di essere italiana e per questo mi indigno e beh, nel mio piccolo mi voglio liberare simbolicamente di questo pesantissimo maiale.
Per ultimo, per chi passasse di qui e volesse aderire o semplicemente cliccare al link sopra per aderire alla petizione e o scoprire come e dove scendere in piazza, beh, la sottoscritta ne sarebbe deliziata, ecco.

Passando alla ricetta, queste meraviglie che vedete sopra sono un puro e semplice regalo della mia coinquilina Crystal, massima esperta di ricette cinesi (cantonesi, per l’esattezza) ma anche americane (giustamente, essendo molto più americana che cinese!) che li ha prodotti per il capodanno cinese che si celebra in questi giorni e che noi, amanti delle feste internazionali al grido “ogni scusa è buona”, non ci siamo fatti sfuggire. Beh, la storia è breve, sono entrata in cucina febbricitante mentre lei stava preparando queste delizie, dalla pasta fatta a mano a ripieno…Le chiedo che ci mette dentro e alla parola pork mi sono illuminata (aka, da colore verde a giallo :D), e ho pensato subito che sarebbero stati perfetti per l’iniziativa! Come dire, guardateli…Anche il porco ridotto così riesce ad essere elegante, quello di cui sopra invece non ci riuscirà mai.
Quelli che vedete in foto sono stati fatti interamente a mano. Il motivo? Follia direte. E invece no. Il problema è che per trovare quei benedetti cerchietti bisogna andare fino a Torino a Porta Palazzo. Quindi tanto vale farseli da sé. Ma, come ben dice Crystal “Adesso neanche le mamme cinesi li fanno più a mano!”. Quindi, tanto di cappello.

Pork Gyoza
Per l’impasto:
250 gr di farina 00
150 ml di acqua calda
2 cucchiaini di sale
Mischiare tutti gli ingredienti insieme e lavorare, prima con una forchetta poi con le mani su un piano, finché l’impasto sarà omogeneo e non si appicciccherà più alla superficie di lavoro. Dividere l’impasto in quattro, formare dei salsicciotti del diametro di una moneta da due euri più o meno, metterli in un contenitore, coprire con un panno e lasciar riposare per un’oretta.
Riprendere in mano l’imasto e tagliare tanti pezzetti dello spessore di un pollice, formare delle palline con ciascuno e iniziare a stendere una alla volta, facendo in modo che il centro rimanga più spesso dei bordi in modo da sostendere il peso del ripieno.
Per il ripieno:
450 gr di macinato di suino abbastanza grassoccio
1 mazzetto di erba cipollina, tritata
3-4 spicchi d’aglio, tritati
1 manciata di funghi shiitake tagliati a pezzetti (facoltativi)
1 uovo
1 uovo
1 porro a pezzetti (facoltativo)
2 cucchiaini di sale
2 cucchiai di salsa di soia
2 cucchiai di olio di sesamo
2 cucchiai di amido di mais
1 radice di zenzero fresco, pulito e tritato
Semplicemente mischiare tutti gli ingredienti insieme. Mettere una cucchiaiata di impasto al centro di ogni cerchietto di impasto, chiudere a raviolo o a mezzaluna spennellando i bordi con dell’acqua per agevolare l’operazione, partendo dal centro e finendo coi bordi.
Cottura fase 1 – bollitura
Mettere sul fuoco una pentola capiente piena d’acqua solo per metà. Il metodo tradizionale è in tre step: una volta che l’acqua bolle, versare una parte dei gyoza e mescolare per evitare che si attacchino al fondo. Una volta che l’acqua ricomincia a bollire, aggiungere 1/2 bicchiere di acqua fredda, e ripetere l’operazione per 3 volte. Alla fine, scolare con un mestolo forato e disporre su un piano. Continuare col resto dei gyoza.
Mettere sul fuoco una pentola capiente piena d’acqua solo per metà. Il metodo tradizionale è in tre step: una volta che l’acqua bolle, versare una parte dei gyoza e mescolare per evitare che si attacchino al fondo. Una volta che l’acqua ricomincia a bollire, aggiungere 1/2 bicchiere di acqua fredda, e ripetere l’operazione per 3 volte. Alla fine, scolare con un mestolo forato e disporre su un piano. Continuare col resto dei gyoza.
Cottura fase 2 – ripassamento in padella
Scaldare un paio di cucchiai di olio di sesamo in una padella, una volta caldo, ripassare i gyoza un po’ per volta finchè la base non diventa dorata e croccante.
Servire con una salsa fatta una parti di salsa di soia e una parte di aceto di riso.

Mia cognata è cinese e non avrebbe nulla da ridire su questa realizzazione di ravioli, ciao sono molto belli
ReplyDeleteChe bontà!! Sono perfetti!
ReplyDeleteLa prossima volta che mi darò ai ravioli al vapore sarà per questi gyoza!!
Albert Camus diceva che la sofferenza, come la morte, non si può sconfiggere: ma che il nostro dovere è di riparare nella creazione tutto ciò che può essere riparato.
ReplyDeleteYour helping to repair…
ricetta incredibile, e post più che condivisibile.
ReplyDeletemi è piaciuto particolarmente il "ne sarei deliziata", una cosa un po' retrò per un argomento tutto fuorché retrò. perfetto!
mr. B nel frattempo non se ne vuole andare, quindi concordo con te, cerchiamo di convincere più persone possibile ad attivarsi come possono per fargli capire che proprio ci saremmo stufati.
Ciao amò, io domenica 13 sarò a Padova, in p.zza dei Signori e papà sarà con me, perchè anche lui pensa che le sue donne siano state abbastanza umiliate da questo indecente presidente del consiglio:noi siamo orgogliosi di aver cresciuto una figlia che vuole trovare il suo posto nella vita per i suoi meriti, senza scorciatoie. Saremo in tanti, anche Doretta e Aurelio e i loro figli, che stanno con ragazze che non sono disposte a vendersi per una borsa di Vuitton, perchè, per fortuna, nella vita c'è molto altro e molto di più. E, infine, non se ne può più della vergogna in cui ci ha sommerse/i tutti, agli occhi di tutto il mondo!! Proverò, senz'altro la tua ricetta e spero sia, davvero di buon, auspicio: facciamoci fuori il porco!
ReplyDeleteP.S errore di battuta: mi è scappata la virgola prima di AUSPICIO!
ReplyDeleteCiao Valeria!
ReplyDeleteBella ricetta e, come al solito, bellissime foto!
Anche io domenica sarò in piazza a Firenze, spero proprio che saremo in tante, se non altro servirà a dimostrare che non tutte le donne "ci stanno"!
Finalmente un nuovo contest! Farina, lievito e fantasia in collaborazione con Emile Henry ha organizzato uno straordinario contest “Frutta in pentola”, dove la protagonista indiscussa è proprio la frutta, sia fresca che secca. I premi? Beh ti invito a sbirciare nel blog, ti aspetto http://farinalievitoefantasia.blogspot.com/2011/02/contest-frutta-in-pentola.htm
ReplyDeleteI gyoza…spettacolari.
ReplyDeleteE ancora più buoni, considerata l'occasione 😉
love it, just love it.
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