February 6, 2011

Pork Gyoza

La forza di volontà è tutto, come si dice. Ecco perché, sul filo del rasoio, e pur sul filo del collasso causa influenza fulminante, aderisco all'appello di Norma e mi aggrego alle centinaia di foodbloggers che hanno deciso di gridare tutte insieme, a colpi di ricette, "Liberiamoci del maiale". Il che fa parte di una più ampia mobilitazione tutta femminile, dove le donne di tutta italia hanno pensato di alzare la testa, indignarsi, e scendere in piazza. Hanno pensato che si è davvero superato il limite della decenza, della morale, dell'etica, della giustizia. "Se non ora, quando?", appunto. Cosa deve accadere di più perché si inizi a dire basta? Credo che il maggior problema di questo paese, e della mia generazione in particolare, sia la rassegnazione. Siamo spesso rassegnati e troppo spesso succubi di una realtà dei fatti che non meritiamo ma, come dice Saviano, "A cosa servono le mani pulite se le teniamo in tasca?". 
Inutile dire chi è il maiale in questione, credo che sia sotto gli occhi di tutti. Il fatto è che di questo essere ci si deve davvero, davvero liberare una volta per tutte, per chiudere questa era in cui le donne valgono solo in base al livello di sculettamento e scendilettismo. Mi viene il groppo in gola quando mi viene chiesto dai ragazzi del Master di spiegare bene cosa sta succedendo. Perché loro leggono il New York Times e credono che sia una barzelletta, che non possa essere che una persona, tra le tante cose, seriamente malata di sussuomania senile, sia al capo di un paese civilizzato e oltretutto parte dell'UE.
Mi vergogno immensamente di quel che sta succedendo, di questo presidente che non mi rappresenta e anzi, che ci rappresenta mailissimo. Ma non mi vergogno di essere italiana e per questo mi indigno e beh, nel mio piccolo mi voglio liberare simbolicamente di questo pesantissimo maiale. 
Per ultimo, per chi passasse di qui e volesse aderire o semplicemente cliccare al link sopra per aderire alla petizione e o scoprire come e dove scendere in piazza, beh, la sottoscritta ne sarebbe deliziata, ecco.

gyoza

Passando alla ricetta, queste meraviglie che vedete sopra sono un puro e semplice regalo della mia coinquilina Crystal, massima esperta di ricette cinesi (cantonesi, per l'esattezza) ma anche americane (giustamente, essendo molto più americana che cinese!) che li ha prodotti per il capodanno cinese che si celebra in questi giorni e che noi, amanti delle feste internazionali al grido "ogni scusa è buona", non ci siamo fatti sfuggire. Beh, la storia è breve, sono entrata in cucina febbricitante mentre lei stava preparando queste delizie, dalla pasta fatta a mano a ripieno...Le chiedo che ci mette dentro e alla parola pork mi sono illuminata (aka, da colore verde a giallo :D), e ho pensato subito che sarebbero stati perfetti per l'iniziativa! Come dire, guardateli...Anche il porco ridotto così riesce ad essere elegante, quello di cui sopra invece non ci riuscirà mai. 

Quelli che vedete in foto sono stati fatti interamente a mano. Il motivo? Follia direte. E invece no. Il problema è che per trovare quei benedetti cerchietti bisogna andare fino a Torino a Porta Palazzo. Quindi tanto vale farseli da sé. Ma, come ben dice Crystal "Adesso neanche le mamme cinesi li fanno più a mano!". Quindi, tanto di cappello. 

gyoza - ripieno

Pork Gyoza 
 
Per l'impasto:
250 gr di farina 00
150 ml di acqua calda
2 cucchiaini di sale

Mischiare tutti gli ingredienti insieme e lavorare, prima con una forchetta poi con le mani su un piano, finché l'impasto sarà omogeneo e non si appicciccherà più alla superficie di lavoro. Dividere l'impasto in quattro, formare dei salsicciotti del diametro di una moneta da due euri più o meno, metterli in un contenitore, coprire con un panno e lasciar riposare per un'oretta. 
Riprendere in mano l'imasto e tagliare tanti pezzetti dello spessore di un pollice, formare delle palline con ciascuno e iniziare a stendere una alla volta, facendo in modo che il centro rimanga più spesso dei bordi in modo da sostendere il peso del ripieno. 

Per il ripieno
450 gr di macinato di suino abbastanza grassoccio
1 mazzetto di erba cipollina, tritata
3-4 spicchi d'aglio, tritati
1 manciata di funghi shiitake tagliati a pezzetti (facoltativi)
 1 uovo
1 porro a pezzetti (facoltativo)
2 cucchiaini di sale
2 cucchiai di salsa di soia
2 cucchiai di olio di sesamo
2 cucchiai di amido di mais
1 radice di zenzero fresco, pulito e tritato

Semplicemente mischiare tutti gli ingredienti insieme. Mettere una cucchiaiata di impasto al centro di ogni cerchietto di impasto, chiudere a raviolo o a mezzaluna spennellando i bordi con dell'acqua per agevolare l'operazione, partendo dal centro  e finendo coi bordi. 

Cottura fase 1 - bollitura
Mettere sul fuoco una pentola capiente piena d'acqua solo per metà. Il metodo tradizionale è in tre step: una volta che l'acqua bolle, versare una parte dei gyoza e mescolare per evitare che si attacchino al fondo. Una volta che l'acqua ricomincia a bollire, aggiungere 1/2 bicchiere di acqua fredda, e ripetere l'operazione per 3 volte. Alla fine, scolare con un mestolo forato e disporre su un piano. Continuare col resto dei gyoza.

Cottura fase 2 - ripassamento in padella
Scaldare un paio di cucchiai di olio di sesamo in una padella, una volta caldo, ripassare i gyoza un po' per volta finchè la base non diventa dorata e croccante.
Servire con una salsa fatta una parti di salsa di soia e una parte di aceto di riso. 


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February 4, 2011

Marmellata di Zucca e Vaniglia

pumpkin jam

Questa ricetta qui fa parte di tutte quelle cose adorabili che la zucca permette di fare. Certo, appena la compro la tendenza è sempre quella di farci la vellutata, o di arrostirla in forno a mò di chips ( da quando le ho scoperte non riesco più a star senza!). Certo, anche nei sughi o nei risotti è la morte sua. Per non parlare dei tortelli, di cui ho fatto un'overdose durante il viaggio appena trascorso. 

Quest'anno, il pieno fermento multiculturale, ci ho fatto pure la torta più famosa d'America. Ma prima che la stagione finisse, era il caso di metterne via un po' per quando sarebbe iniziata la crisi di astinenza. E per me, il modo migliore resta sempre la composta.
Il motivo è semplice. La composta è versatile, non troppo dolce, perfetta a colazione, col pane e il burro (magari salato, se vi piace l'idea), coi formaggi, nell'impasto di un pane semidolce, di una brioche, nei muffins e nelle torte, perfino nelle crostate o in mezzo a due biscotti. Insomma, ci si può davvero sbizzarrire.  
Mi piaceva l'idea di abbinarla alla vaniglia come esperimento e perché l'avevo già vista in giro nei blog. Questa è la mia versione, senza pectina e con pochissimo zucchero. Il risultato è leggermente più pastoso delle normali marmellate, rustico e simile ad una purea. Intanto me la sono gustata sul pane di segale e pasta acida direttamente dalla Svizzera. Ma non vedo l'ora di cacciarcela in ogni cosa che mi balzerà in mente.


Marmellata di Zucca e Vaniglia

1kg di zucca pulita
200 gr di zucchero di canna
il succo di 1 limone
2 bacche di vaniglia

Tagliare la zucca a cubetti (più piccoli sono meglio è) e metterla a macerare con  lo zucchero, il limone e vaniglia per un paio di ore. Dopodiché trasferire tutto sul fuoco, cuocere mescolando di tanto in tanto per circa 20-30 minuti, o almeno fino a che non risulti morbida e cedevole. Frullare tutto e invasare in vasetti precedentemente sterilizzati. Chiudere e far raffreddare coi vasetti a testa in giù.


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February 2, 2011

Cake di Patate Dolci e Nocciole

sweet potato & hazelnut cake


Rieccomi qui, alle prese con le mie sperimentazioni cakose, eheh. Perché si da il caso che lo stampo da cake sia la mia mania del momento, un po' perchè non ne ho altri a parte una teglia passe partout da clafoutis-lasagne-verdure al forno, un po' perché adoro sfornare pane, dolci o rustici che si tagliano a fette in quel modo, non so, lo trovo francamente rassicurante. E poi le combinazioni da provare sono davvero infinite e ci si può sbizzarrire con qualunque cosa si abbia nel frigo per poi giudicare, a prodotto finito, se ne valeva la pena o se era meglio scendere al panificio sotto casa. 
Questa volta sono andata di patata dolce, della varietà rossa fuori e arancio dentro, che si trova in Italia ma che io avevo comprato al mercato di Dijon e conservata in freezer fino a miglior uso. Di una parte ci avevo fatto un'insalata che ahimé ho dimenticato di fotografare e testimoniare (o forse era sera e avevamo fame e non si voleva lasciarne neache una briciola per immortalarne la bontà con la luce del giorno dopo). Vabè, non mi ricordo, comunque l'altra metà volevo usarla al più presto, aka prima di levare le tende da quel di Bra, e per qualcosa di dolce. 

Mi piaceva l'idea della combinazione con le nocciole, che avrebbero dato un gusto deciso, e ancora con la ricotta, di cui mi piace la consistenza nei dolci. Stavolta però non si sgarra, il burro c'è eccome e ci sta tutto. Per alleggerire un po', un po' di amido di frumento al posto della farina normale. Il risultato è comunque bello denso, consistente e coccoloso, profumato di frutta secca e dolce al punto giusto.

Cake di Patate Dolci e Nocciole

Ingredienti:
220 gr di farina  00
80 gr di amido di frumento
2 uova
100 gr di burro morbido
100 gr di ricotta
50 ml di latte
100 gr di patata dolce grattugiata e strizzata
120 gr di zucchero di canna
2 cucchiaini di lievito istantaneo per dolci (non vanigliato)
una manciata di nocciole tritate
1 cucchiaino di sale

Accendere il forno a 170°. Con una frusta, lavorare il burro con lo zucchero, unire la ricotta, poi un uovo alla volta. Unire la patata e il latte. Setacciare farina, frumina e lievito, quindi aggiungere il sale e  le nocciole tritate. Unire il tutto al resto degli ingredienti, mescolare bene, trasferire nello stampo da cake leggermente oliato, incidere l'impasto con un coltello nel senso della lunghezza per facilitare la formazione della meravigliosa crepa in cima. Cuocere per circa un'ora, far raffreddare fuori dal forno su una grata prima di tagliare e mangiare a tutte le ore del giorno :)


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