November 27, 2010

Pumpkin pie

Sull'onda dei festeggiamenti in stile made in US, ieri, con un giorno di ritardo per motivi logistici e di tempo, abbiamo festeggiato il Thanksgiving -- aka ringraziamento. Per questi ragazzi, che tra l'altro costituiscono la maggioranza assoluta all'interno del nostro gruppo, è la festa più importante dell'anno, molto di più del Natale o qualsiasi altra cosa -- per capirlo, basta vedere la sezione del New York Times dedicata. 

Mi sono fatta raccontare un po' come funziona la cosa, le tradizioni ecc. La festa deriva da un episodio del passato, quando i pellegrini, affamati alo strenuo delle forze, sono stati aiutati e nutriti dai nativi americani -- fa niente che poi ne abbiano fatto piazza pulita, vabbè, soprassediamo.  Da qui il valore del cibo come protagonista della festa, un cibo abbondante e da condividere, rigorosamente seduti alla stessa tavola. Mi ha colpito questa cosa, questo sottolineare l'importanza del sedersi, per una volta, mentre si mangia, quando di solito sembra che non importi molto il dove o il come si consuma un pasto. A me è toccato portare le sedie da casa per questa ragione, ma questa è un'altra storia :)
Ma cosa si mangia per il Thanksgiving? Beh, prima di tuttto il tacchino. Poi, lo stuffung, ovvero il ripieno e contorno del tacchino, che ognuno fa a modo suo, con il comun denominatore del pane secco bagnato dei succhi della carne (del tacchino, o del brodo fatto a parte), con salvia, salsiccia, funghi, castagne, sedano e chi più ne ha più ne metta.  Poi i contorni: cavoletti di bruxelles, mashed potatos (purè di patate con la buccia e un quintale di burro), il gravy (la salsa bruna della carne), la salsa ai cranberries ecc. Per finire, il classico dei classici: la pie. Che, in ordine di celebrità, vede al primo posto la pumpkin pie, poi la pecan pie, poi la sweet potato pie ed infine l'apple pie
Io che sono stata nominata fornaia del gruppo, cosa potevo fare se non la regina delle torte del ringraziamento? Eh vabbè, era un po' scontato!

Per farla, ho seguito la ricetta della celeberrima ed impeccabile Martha Stewart, che a quanto pare tutti gli americani miei compagni seguono ciecamente quando si tratta di piatti tradizionali.
Ho dovuto fare alcune modifiche dovute al fatto che non avevo né la zucca giusta, né il mixer e nemmeno il latte evaporato -- che a dirla tutta non so nemmeno cos'è! Ma seppur non bella come quelle dei telefilm (c'è sempre la puntata sul Thanksgiving nei telefilm!) il gusto era davvero niente male. Almeno, così m'han detto quelli che se ne intendono...:) Le dosi si intendono per una teglia di 23-26 cm.

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Pasta Brisée (pie crust):
 - 225 grammi di burro (o metà burro e metà strutto, io ho fatto così)
- 475 gr di farina 00
- 1 cucchiaino di sale
- 1 cucchiaino di zucchero
- acqua ghiacciata

Mescolare farina, sale e zucchero in un mixer, per chi ce l'ha, o in una ciotola per chi come me è alle prese col kit di sopravvivenza. Aggiungere il burro freddo a pezzi (o il lardo). Amalgamare fino ad otenere delle grosse briciole. A questo punto, unire l'acqua ghiacciata un cucchiaio alla volta finché la consistenza della pasta non vi permette di farne una palla (non lavorate troppo l'impasto sennò si scalda e non va bene!). Avvolgere la palla nella pellicola e farla riposare in frigo per un ora.

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Purea di zucca:
- 1 kg di zucca

Tagliare a cubotti la zucca e arrostirla in forno a 180° finche non è tenera tenera. Frullarla nel mixer fino ad ottenere una purea.

Ripieno:
- 3 uova leggermente sbattute
- 220 gr di zucchero di canna
- 2 cucchiai di amido di mais
- 1 cucchiaino di zenzero tritato fresco
- 1 cucchiaino di cannella in polvere
- 1/2 cucchiaino di chiodi di garofano tritati
- 500 gr di purea di zucca
- 1/2 cucchiaino di sale
- 120 ml di latte intero o evaporato o panna (io non ho messo nulla perché era già parecchio liquida!)

Mescolare nell'ordine lo zucchero con le spezie e il sale, quindi la purea di zucca, poi le uova ed infine il latte.

Assemblaggio:
Preriscaldare il forno a 200°. Stendere la pasta su un foglio di carta forno assicurandosi che il diametro permetta di ripiegare poi i bordi. Trasferirla nella teglia. Versare il composto di zucca, riprendere i bordi con un motivo a pieghette -- se ci riuscite, io con la teglia che avevo me lo son sognata -- infornare. Cuocere 10 minuti a 200° e poi altri 30-40 minuti a 180°, almeno finché il ripieno sia bello sodo. Se la crosta tende a bruciarsi, coprire con dell'alluminio.
Sfornare e lasciar raffreddare. Si sposa benissimo con un ciuffetto di panna :)


November 24, 2010

Faces of Terra Madre

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A mente calda, avrei scritto un flusso di coscienza senza fine di emozioni, profumi, colori, ispirazioni che mi hanno invasa per quattro giornate di fine ottobre. Invece, è successo che mi è morto il computer e ho dovuto posticipare per cause di forza maggiore. Rimmettere le mani alle foto un mese più tardi mi trasmette un'agrodolce sensazione di malinconia, ma l'infusione di energia che ne traggo ha, nonostante tutto, la maggiore. 

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Giorni lunghi e intensi di preparativi, meeting e sbroccature varie. Fino a che, una volta seduti su uno dei seggiolini del Palaisozaki, tutta la tensione se ne andava in un sorrisone a metà tra compiacimento ed emozione. L'emozione di partecipare ad un evento del genere, e di farlo attivamente, è un regalo intangibile che rimane indelebile. 

Durante i tre giorni, il nostro team di giovani si è diviso tra Terra Madre e il Salone del Gusto, a ciascuno le proprie mansioni. Alcuni studenti hanno organizzato dei Laboratori del Gusto che nulla avevano da invidiare a quelli ufficiali. Altri si sono fatti il mazzo al front desk dell'Università dentro il padiglione del Lingotto. Mentre noi dello Youth Food Movement siamo rimasti quasi sempre all'Oval -- che è sempre lì al Lingotto, ed è dove c'era Terra Madre, appunto.

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Tra fotografie, report, conferenze e interviste. Una corsa infinita, e nel correre, ci si rendeva conto che si sfrecciava tra un arcobaleno di colori, tra delegati da tutto il mondo, con i loro abiti tradizionali e le loro bancarelle alla buona piazzate sul pavimento, ricoperte di ogni ben di questa terra.

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Ho scattato un milione di foto, fermavo chiunque. A pranzo, alla mensa, attaccavo bottone con tutti, idem alle conferenze. Poche volte ci si sente così spontanei, vicini, curiosi. Ho collezionato migliaia di biglietti da visita, cartoline di Kyoto, salatini giapponesi; ho bevuto le birre statunitensi, mangiato mele biodiverse. Ho urlato durante le conferenze, saltato, battuto mani e piedi, e condiviso un entusiasmo mai visto. Ho guardato i miei compagni made in US commuoversi al meeting dei produttori americani, e io con loro.  Ho visto giovani da tutto il mondo crederci e riuscire, chi più chi meno, chi nel nord chi nel sud del mondo, tutti ugualmente orgogliosi di essere lì a mostrare a tutti i loro traguardi raggiunti.
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Un po' di questi volti, di questi colori sono qui. Molti altri li troverete nel progetto comune del team fotografia di Terra Madre, Tasty Lives, che verrà pubblicato nella prossima rivista Slow. E questo non è che un piccolo assaggio del gusto del mondo.

November 21, 2010

Speedy vintage apple cake

torta di mele


Uno dei vantaggi dell'essere immersi in un clima multiculturale e internazionale seppur vivendo nella provincialissima Bra è quello di sentirsi un po' turisti a casa propria, con tutte le nuove esperienze del caso. Tanto per dare un'idea, si festeggia il Thanksgiving, l'indipendenza del Messico, il rito dei morti sudamericano, la tal festa cinese ecc. Tutti, indipendentemente dall'origine, e il motivo mi pare chiaro: primo, pur sempre di festa si parla -- e come dir di no a cibo delizioso sempre diverso? :D -- e secondo perché il bello sta proprio nel mescolarsi e nel mettersi tutti, a turno, nei panni dell'altro, se non altro per capire un po' di più della sua cultura attraverso i suoi rituali, ricorrenze e il suo cibo. 
Per la prima volta sono stata invitata ad un baby shower. E se da adolescente non mi fossi rimpinzata di telefilm americani tipo Gilmore Girls, probabilmente non avrei nemmeno vagamente intuito di cosa mi si stesse parlando. In effetti, qui in Italia baby shower non se ne fanno proprio -- così come negli States solo i familiari strettissimi visitano la neo-mamma in ospedale, il che mi sembra decisamente più sensato, ma tant'è. Il baby shower non sarebbe altro che una festa in onore dei futuri genitori e bambino in cui amici e parenti sono invitati a partecipare portando regali per in nascituro. 
Noi neo-gastronomi -- sia mai che ci smentiamo! -- abbiamo giustamente pensato di organizzare una cena luculliana a sopresa per la mamma. Il tema, il cibo dell'infanzia, quello preferito, il primo che ci viene in mente quando pensiamo a noi da nanerottoli già parecchio golosi. Sicurissima al cento per cento che mangerò talmente tante cose buone da esplodere e sarà, ancora una volta, un'esperienza super-arricchente in tutti i sensi, io non ho avuto dubbi su cosa preparare. 

Quando penso a me da piccola, a quello che più mi piaceva, specialmente in giornate autunnali come quelle che si vedono da un po' di tempo a questa parte, penso alla torta di mele di mia nonna. Niente false romanticherie, e nemmeno bugie, la ricetta originale non ce l'ho. Però ho provato questa, super veloce e a prova sicura se si ha fretta (quella sempre!!) e non si ha lo sbattitore per le uova come la sottoscritta (ah, vita da studente itinerante! :D). Per l'occasione, essendo che l'evento è made in USA, la ricetta la metto in English che male non fa.

Speedy vintage apple cake

Ingredients:

315 gr flour

3 teaspoons baking powder

90 gr white sugar

2 eggs

125 ml milk and 125 ml yougurt (or 250 ml buttermilk)

60 gr melted butter

cinnamon powder
2 medium Golden apples

2 tablespoons brown sugar

Mix flour and baking powder, add sugar and cinnamon.  Beat gently eggs by hand until foamy and light, add milk mixed with yogurt (or buttermilk) and butter. Mix powders and liquids together. Slice and peel apples. Butter a mould of 24 cm, transfer the batter, cover with apple slices, dust the surface with brown sugar. Bake for 40 minutes at 180°C -- preheat the oven and do the toothpick test before taking out the cake. Cool it before serving.

November 14, 2010

Insalata d'autunno

insalata d'autunno

Giusto per peccare d'incoerenza, salto a piè pari l'episodio Terra Madre e pure quello dello study trip in Umbria per passare direttamente al post sui post-umi di entrambi, aka insalate e zuppe di ogni genere e tipo.  Vi ragguaglierò al più presto su entrabi, promesso, è che in queste settimane mi è pure esploso il computer per cui ho dovuto prenderne uno nuovo e recuperare i dati da quello vecchio, per cui ecco, il tempo nel mentre è passato. 
Questa insalata non è altro che il modo più colorato e goloso che ho trovato per mettere insieme frutta e verdura di stagione in una ricetta che alleggerisse dagli eccessi mangerecci della settimana appena trascorsa tra le leccornie umbre. Le meline piccole piccole arrivano direttamente da un albero che ho scovato vicino al lago Trasimeno, il cavolo rosso è l'unica cosa che ho lasciato nel frigo prima della partenza -- sicura che sarebbe sopravvissuto -- mentre gli spinaci vengono dal mercato del sabato di Bra -- e meno male che c'è, mi salva ogni volta che torno da queste gite gastronomiche! Il tutto con la meravigliosa senape in grani di Dijon di cui ho fatto scorta per tutti i secoli dei secoli e che metterei anche sul pane della colazione.

organic mini apples


cavolo rosso e melina

La non-ricetta stavolta consiste nel tagliare una quantità non identificata di il cavolo rosso sottile sottile; lavare gli spinaci freschi ben benino (che sennò come condimento avrete pure il terriccio); lavare e tagliare le mele a pezzetti piccoli. Mescolare una generosa cucchiaiata di senape in grani (io Maille), un cucchiaio di succo di limone, uno di olio evo (stavolta umbro, e cosa sennò??:D), e un pizzico di sale. Condire, mischiare, gustare. Buona, sana, stagionale. Se vi va, ci sta benissimo una manciata di gerigli di noce, pure. Io stavolta ho saltato, però il pane nero tostato non fatevelo mancare!