September 29, 2010

France part 1 - Lyon e dintorni



A più di una settimana dal ritorno dallo stage francese, finalmente riesco a raccontare un po' di quel che s'è visto e udito, nonché, ovviamente, degustato. Perché si sa, being a gastronome is serious business :)
Premessa doverosa, questi post sul soggiorno oltralpe saranno piuttosto gastronomico-malinconici, pieni di sospiri per i meravigliosi luoghi visitati e per l'arcobaleno di sapori che si è incontrato e che qui, ahimé, è molto difficile trovare. Ma andiamo con ordine :)

Lione, si diceva. Come livello di foodismo non ha certo bisogno di presentazioni: il suo mercato è da lasciare a bocca aperta, straripa di ottimi ristoranti e, at last but not at least, è ogni due anni sede del Bocuse D'Or

Approposito del signor Bocuse... Oltre al suo pluristellato e pluricelebrato ristorante, nella sola citta di Lione il caro Paul possiede anche 4 brasserie chiamate con, surprise surprise, i nomi dei 4 punti cardinali. Evabbè, fin lì ci può anche stare: ha rinnovato la cucina, mica può far tutto lui, o no? :) Comunque, noi dovevamo andare a cena ne Le Nord, che apparentemente doveva essere quella della cucina della tradizione francese.



Arriviamo con tutto l'entusiasmo di chi si fida al 100% del motto "il nome è tutto un programma" e ci fanno accomodare in una saletta sopraelevata solo per noi, per la serie siete ospiti "speciali" ma della vivacità del locale non vedrete un'acca. Evabbè 2. Arriva il vino: rosso, freddo di frigo, alla spina. Ahia. Arriva il pane, buono almeno quello. Come entré, il classico dei classici: soupe d'oignons. Che, devo dire, non era nulla di entusiasmante: troppo formaggio sulla fetta di pane, un formaggio, tra l'altro, abbastanza indistinguibile. Troppo dolce il brodo. Meglio quella che aveva fatto Andy :) Plat de resistence, una quenelle ponchée in una riduzione di salsa di pesce con funghi e riso. Da dove iniziare? La quenelle non aveva un gusto definito, la salsa sovrastava tutto, il riso senza consistenza alcuna. Evabbè 3. Delusione è dire abbastanza poco.


Per finire, nougat con frutta candita e un coulis di lampone (non ho fatto la foto ma non vi perdete niente). Nessuna cura nell'estetica nè nella combinazione di sapori. Parecchio insignificante. Caffè, beh, francese, forse la cosa migliore della cena, e ho detto tutto :) Insomma, non so se fosse perché eravamo un gruppo, ma sicuramente non si sono fatti un'ottima pubblicità tenendo conto che porteremo la nostra esperienza di neo-gastronomi in ogni lato del pianeta. E direi che l'impressione è stata altamente condivisa dal gruppo.

Meno male che nel pomeriggio eravamo incappati in una fantasmagorica parata per la biennale della danza, con carri e ballerini di tutte le età, vespe e corriere, majorettes e banda di corsa, il tutto declinato nei toni dal rosa al fucsia. Surrealmente splendido :) E meno male pure che il dopo cena si è tramutato in una piacevole passeggiata tra le vie illuminate della città e sul lungo fiume.


Le visite didattiche del giorno dopo sono state ad un'azienda agricola di Marboz, Ferme La Tour, che alleva capre per la produzione di formaggio caprino fresco e stagionato. Capre felici e trattate come si dovrebbe far sempre, nutrite con cibo genuino e seguite lasciando che il loro ciclo si compia in maniera naturale. E questa cosa, fidatevi, nel formaggio si sente eccome.

E restando in tema di animali felici, a pranzo ci siamo diretti a Bresse, precisamente alla Ferme du Poirier, dove abbiamo pranzato a base del miglior volatile esistente, il poulet de Bresse. Carne soda, nervi tesi, petto saporito e non sfilaccioso, il tutto accompagnato da un'onda di patate dauphinoises burrose e cremose da far svenire. Come antipasto, un'insalata con le uova fatte con amore dalla stessa stirpe di volatili condita con la senape come solo in Francia, e come pre-dessert uno sformato di fromage blanc ricoperto di panna fresca liquida, da mangiare con sale e pepe o con lo zucchero di canna a seconda dei gusti. Infine, una brisée con composta di prugne home-made. Eccellente, quando si dice che la semplicità vince... (ogni riferimento a Bocuse è puramente casuale :D). 


Dopo, e dico solo dopo esserci rifoccillati per bene, abbiamo fatto il giro della fattoria, la quale si è rivelata essere un'oasi naturale, in cui le mucche sono tenute solo per mangiare l'erba dove poi razzolano i polli, le pollastre e i capponi di razza Bresse, le quali si nutrono dei piccoli abitanti del letame lasciato dalle mucche come segno gradimento della suddetta erbetta fresca. L'elenco dei volatili è in ordine di prezzo: un cappone arriva anche a costare 120 euro, e difatti lo si fa solo a Natale e per le grandi occasioni. ma se si vede come sono tenuti questi animali (e dalle foto qualcosa si vede), si capisce anche la ragione della cifra. Awsome :)



La sera, dopo un pranzo del genere, mica si aveva tanta fame, però! E quindi mega passeggiata lungo il fiume a godersi il tramonto e le chiacchiere. Dopo quasi un'ora e mezza a passo spedito la fame mi era tornata eccome!! E per libera scelta democratica e grande gioia di tutti, la cena è stata consumata alla Brasserie Georges, un luogo storico e decisamente, decisamente magico. Già all'ingresso si può leggere l'elenco dei personaggi storici che vi hanno mangiato, da Hemingway a Chirac. Ambiente ampio e luminoso, con luci calde e tovaglie bianche, poltrone rosse e specchi. Elegante senza strafare. Servizio impeccabile nonostante il pienone, e stiamo parlando di un lunedì sera; non ci hanno fatto mancare nemmeno la performance al tavolo del condimento della carne cruda. Menu ampio con piatti che spaziano dal classico (salsiccia ai pistacchi, tartara, escargot, andouillette etc.) all'originale, sia di pesce che di carne. Io, in vena di pesce, ho preso un filetto di branzino con salsa al burro (e cosa sennò :D), limone e timo, accompagnato da un giadino di verdurine colorate cotte al vapore. Perfetto. Ah, dimenticavo: in questa Brasserie fanno anche la birra, una blanche, una blonde e una brune. La mia blanche era deliziosa e col pesce ci stava benissimo. Per concludere in dolcezza, un baba au rhum ricoperto di panna freschissima e cubetti di frutta candita, innaffiato, (anche qui performance al tavolo), con un rhum alla cannella e bacche di vaniglia. Semplicemente perfetto. 

Lasciamo Lione con in mente il ricordo di questo posto stupendo in cui auguro a tutti di andare.



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