August 4, 2010

Summer Fest#2: featuring corn






L'iniziativa mi è piaciuta alla prima sillaba letta qui. Creare ricette coi prodotti freschi di raccolta, che sia fatta da sé o per interposta persona e comprata ai farmers' market o azienda agricola o chi più ne ha più ne metta, beh, per me l'unica cosa che ha davvero un senso in cucina. Voglio dire che i miei pasticciamenti e spignattamenti quasi mai sono programmati, di solito mi lascio entusiasmare dai prodotti più freschi che riesco a procacciarmi dall'orto, al banco del pesce e al mercato di frutta e verdura, ovviamente di stagione, possibilmente locali ma  senza eccedere in taleban-autarchismi (checivadoafare a scuola sennò??! :D). D'estate, comunque, il problema non si pone proprio: è tutto un esplosione di frutta e verdura multicolore, dolce e appagante, con cui poter fare mille piatti sempre diversi e sempre deliziosamente sgargianti, con gran preferenza di insalate, grigliate, caponate e torte salate (Ma fan tutte rima? Fritture non ci sta, ad esempio, sarà mica un messaggio per dire "No fritture d'estate"?! :D). Vabbè. senza divagare troppo, non ci ho pensato due volte ad aderire al Summer Fest 2010, una festa 2.0 per celebrare tutto il ben di dio che si può portare in tavola in questi mesi caldi e preziosi, con una ricetta a tema diversa ogni settimana. 

Questo mercoledì è di turno il mais. I chicchi lessati, come ingrediente, mi piacciono con riserva: non apprezzo la loro omnipresenza nelle insalatone, preferisco quelli naturalmente dolci agli zuccherati; li gradisco, però, come tocco di colore, o nelle insalate di fagioli, tonno e cipolla (no, non quelle già fatte, anche se tutti gli ingredienti, cipolla a parte, sono già bell'e pronti in ogni caso :D). Invece la farina di mais è un ingredienti imprescindibile nelle mie ricettine (eh, i geni veneti!:D) sotto forma di polenta, frittelline, biscotti ecc. 

Per la ricetta ho pensato quindi al mais in doppia forma, chicchi e farina. Lievitato veloce, cremina golosa e verdure saporite e colorate: alla fine, un pranzo estivo fatto, completo e finito in stile corn-tripudio! 




Corn soda scones (x 3 grandi):

- 120 g farina 00

- 60 g di farina di mais macinata a pietra bio

- 1/2 cucchiaino di baking soda (bicarbonato)

- 1 cucchiaino abbondante di sciroppo di mela bio (o miele o zucchero scuro)

- 1/2 cucchiaino di sale fino

- 180 ml yogurt bianco (o buttermilk - latticello - se l'avete)



Preriscaldare il forno a 220° C. Mettere insieme in una ciotola le farine col sale e il bicarbonato disponendoli a fontana, al centro unire lo yogurt e lo sciroppo di mela, mescolare con un cucchiaio fino ad ottenere un composto omogeneo abbastanza umido ma lavorabile con le mani. Trasferire la palla su un piano infarinatoe stenderla fino ad 1 cm e mezzo di spessore con un mattarello. Tagliare il cerchio in 3 triangoli e metterli sulla placca del forno coperta di carta forno. Infornare per 20 minuti circa. Sfornare e far raffreddare su una gratella. 

Crema di ricotta, mais e basilico:

- 200g di mais in scatola (io non zuccherato)
- 200 g di ricotta vaccina
- un mazzetto di foglie di basilico
- un pizzico di sale



Facile: mettere tutto nel mixer e frullare velocemente cercando di non maciullare tutti i chicchi di mais. 



Peperoni confit

- 3 peperoni (giallo, rosso, verde)
- trito di aglio, peperoncino e prezzemolo
- sale
- olio evo



Lavare e pulire i peperoni dei semi e le parti bianche. tagliarli a metà, cospargerli con abbondante trito misto e sale q.b. Disporli in tre cartocci di alluminio diversi, condire con un cucchiaio d'olio per cartoccio, chiudere bene l'alluminio e cuocere per un'ora in forno a 120°. 

Et voilà, fare l'addizione: un bel paninetto al mais con una generosa spalmata di crema di ricotta e una sparpagliata di peperoni misti dentro, a lato, sopra, come vi va! :D

August 2, 2010

Venezia



Sarà anche un luogo comune, ma a Venezia scopro sempre angoli nuovi ogni volta che ci torno. Pur vivendoci a due passi, ad esempio, non ero mai stata nel celeberrimo ghetto protagonista di tante tragedie vere o verosimili, il più antico del mondo e in cui lo stesso nome (dal veneto gèto = getto, essendo stato costruito in luogo di una fonderia di metalli, ndr) è stato coniato e poi esportato. 



Ci ho scoperto un luogo dall'aura solenne, un mondo a sé, quasi atemporale, irreale. Edifici alti fino a sette-otto piani a testimoniare uno spazio che mancava e si cercava verso l'unico lato libero da sbarre, così atipici per Venezia da spiccare come campanili. E poi la quiete, nessuna comitiva di turisti in giro per le piazzette, tavolini occupati a sprazzi, calli sgombre, silenzi. Di una bellezza commovente, uguale e contraria a quella degli altri angoli della città, tristemente rovinati da quella che è la sua fortuna e rovina: la folla. 




Com'è triste Venezia d'estate. Lungi da me fare il lamento dell'autoctono contro i turisti, è innegabile quanto il caldo e la massa tolga al fascino decadente della città. E non sono certo io (per quanto l'esempio non possa piacere) a dover dire che il bello di Venezia è il suo aspetto magicamente romantico e in rovina, languido, malinconico e al contempo misterioso. E tutto ciò, assaporato nella giusta stagione, l'autunno, cancella paradossalmente ogni tristezza e le regals lo splendore decadente che tanto le dona e la rende bella. 



Ma io dovevo far da guida a due compagne di studi, e se vieni dagli Stati Uniti e quella è forse l'unica occasione che hai per andarci, beh, non è il caso di far gli schizzinosi :)
Un po' lungo la via maestra (Rialto, S. Marco, l'Accademia, i Frari, la Fenice, Ca' Foscari) e un po' perdendoci tra le calli, siamo riuscite a vedere il giusto e a goderci il buono della città, con meritate soste per ristorarci con qualche specialità locale. 



A pranzo abbiamo optato per i cichèti di un'osteria tipica al mercato di Rialto, in piena zona rossa eppure mimetizzata quel tanto che basta a non essere sovraffollata. Ottima per un bicchiere di vino o un aperitivo coi famosi stuzzichini veneziani di pesce (deliziosi!), ma anche per un pranzo o una cena vera e propria, con tanti piatti eleganti tipici o meno, serviti dentro o, nella bella stagione, nella splendida terrazza retrostante che dà sul canale. In zona ci sono comunque molti altri locali buoni e giusti :D



Per l'aperitivo siamo andate sicure Al Mercà, piazza Bella Vienna (sempre zona mercato di Rialto), dove si sta in piedi e si chiacchiera sorseggiando uno spritz o un bicchiere di vino con una polpettina o un paninetto col baccalà, il tutto a prezzi da veneziani autoctoni (leggi 2-3 euri :D). Qui, stagione permettendo, si corre il rischio di fare piacevolmente molto tardi e di fare più e più giri, non ci accorge del tempo che passa tanto è piacevole l'atmosfera. E nel caso si soffrisse di un improvviso cedimento di gambe, nessuno vi occhieggerà storto se vi sedete per terra con le gambe all'indiana, l'ho fatto, posso testimoniare :D



Nel caso si abbia ancora fame, qui e qui c'è di che sbizzarrirsi con le idee. Noi siamo andate Al Portego e mangiato cichèti misti e baccalà per una cifra più che ragionevole. Il tutto per sfatare il mito che "a Venezia si mangia male e costa caro e quindi meglio il McDonald's", ecco :D 
La prossima volta che ci torno, ovvero tra due settimane quando dovrò portarci la prossima tornata di compagni internazionali di master, farò in modo di dirottarli su altri locali così un po' alla volta li provo tutti e vi faccio sapere :)