April 29, 2010

Bocconcini alla senape con funghi


Ehm...Lo so che mi contraddico postando questa ricetta, ma capita anche di avere a cena qualcuno a cui non piacciono particolarmente né il pesce né le verdure. E per quanto possa sembrare sconvolgente la cosa (a me in primis!), di mangiatori così ce ne sono ancora parecchi in giro. Beh, in ogni caso non avevo scelta: per una volta si è abbandonato tutti il classico menù e se n'è adottatouno a base di carne.

Nel post precedente ho parlato della cottura nel sacchetto, sperimentata per prima cosa con delle verdure, le quali mi avevano molto soddisfatto come sapore e come cottura. Sacchetto promosso a pieni voti! Incuriosita da tutte le cose che si potevano fare dentro questo sacchettino magico, ho spulciato quà e là sul web qualche ricetta per fare dei bocconcini di manzo un po' diversi, trovandone una che prevedeva la cottura al cartoccio. Ho quindi preso spunto da qui per comporre una ricetta sensata con gli ingredienti che avevo in mente di utilizzare: manzo, senape,  funghi. Eh, come avrete capito, sono anche in piena senape-mood: fino a poco tempo fa non mi piaceva proprio per cui l'ho sempre evitata come la peste. Da quando mi ci sono abituata mangiando insalatine à la française, mi piace con qualunque cosa. Beh, proprio qualunque qualunque no...Ma con la carne, ad esempio, moltissimo, e pure con alcune verdure. L'ho usata per marinare la carne, ottenendo alla fine una deliziosa salsina tutta da pucciare. :D

Ingredienti (x2)
- 400 gr di bocconcini scelti di manzo
- 400 gr di champignon
- due cucchiaini di senape di Digione
- un rametto di rosmarino
- due cucchai di latte (o panna)
- un cucchiaio di salsa di soia
- due cucchai di succo di limone
- sale q.b.
- pepe q.b.
- uno spicchio d'aglio
- 2 cucchiai di olio evo

Lavare, pulire e tagliare a metà gli champignon. Scaldare una wok con un cucchiaio d'olio e l'aglio, una volta caldo versare i funghi, saltare quache minuto a fiamma viva, unire la salsa di soia, salare pepare e cuocere finché non si sarà aciugata la loro acqua e saranno teneri. Nel frattempo, tagliare i bocconcini in cubetti di circa 2cm per lato. Preparare la marinatura con la senape, il latte, il succo di limone e il rosmarino. Mettere la carne a marinare per una decina di minuti. Scaldare un'altra padella con un cucchiaio d'olio evo, quindi unire i bocconcini con tutta la loro salsa, regolare la fiamma affinché nè si attacchino nè facciano uscire l'acqua. Preriscaldare il forno a 200°, foderare una teglia con carta forno, mettere i bocconcini con la salsa nel sacchetto, chiuderlo e metterlo sulla teglia dentro al forno per 10 minuti circa, agitando un paio di volte il contenuto del saccetto. Terminata la cottura, rovesciare i bocconcini nella padella di prima e servire insieme con i funghetti e la salsina alla senape. 

April 27, 2010

Un contorno e un giveaway

Avrete notato che non ho fatto nemmeno un post con la carne...Beh, in realtà qui di carne se ne mangia poca, un po' perché non è che ne andiamo proprio pazzi, un po' perché con il mare a due passi siamo sempre stati abituati a mangiare molto di più il pesce, e non ultimo perché mangiare poca carne, secondo me, significa fare del bene a sé stessi e all'ambiente. 
Con la bella stagione, non ne parliamo, il già esiguo quantitativo di carne presente nella nostra dieta familiare si abbassa ulteriormente, lasciando spesso il passo a pasti a base principalmente vegetale. Non è strano né raro che da aprile a settembre mi capiti di pranzare con insalatone o cibi, solitamente considerati "contorni", promossi al ruolo di protagonisti. Il fatto è che le verdure mi piacciono davvero tanto, tutte e in tutti i modi, e se fatte bene e con fantasia le insalate mi fanno molta più voglia di piatti elaborati o paste stra-condite. Certo, mica solo insalata, eh!:) Con insalata intendo una bella accozzaglia di verdure (un mix sempre diverso a seconda della voglia del giorno:D) con qualche alicetta o cubetti di feta o un uovo a mimosa, frutta oleosa, qualche semino...e soprattutto un bel po' di pane per fare la scarpetta :D
Ecco, oggi per esempio, ho pranzato a verdure...Un'insalata fredda di patate, cipolline borrettane e rapa rossa cotte con una tecnica per me nuova che volevo assolutamente sperimentare: la cottura nel sacchetto. Non per fare pubblicità occulta, ma mi sono trovata davvero bene. Le verdure cuociono perfettamente, restano morbide e saporite, senza bisogno di aggiungere sale, olio e condimenti vari per non farle seccare. Davvero una scoperta, anche perché si possono usare sia il forno normale sia il microonde, il risultato (ho provato entrambe le tecniche) è ottimo in entrambi i casi. 
Le verdure le ho poi condite con una salsina a base di senape, eventualmente ci si può aggiungere qualche filetto di alice sottolio et voilà, pranzetto servito


Insalata di patate novelle, cipolline e rapa rossa alla senape
Ingredienti (x2):
- 6 patatine novelle
- 4 rape rosse fresche
- 6 cipolline borrettane
- aromi vari (io rosmarino, salvia e alloro fresco)
- sale grosso una presa
- due cucchiaini di senape di Digione
- due cucchiaini di olio evo
- una spruzzata di limone 
- sale un pizzico

Lavare accuratamente tutte le verdure, strofinando bene la buccia delle rape e delle patate. Dividere gli aromi e il sale grosso in due sacchetti da cottura al forno, mettere in uno le rape e in un altro le patate e le cipolline, chiudere i sacchetti con l'apposito laccetto. Cuocere entrambi i sacchetti sulla leccarda del forno coperta da carta forno per 30-40 minuti, rimestando ogni tanto il contenuto affinché si cuociano uniformemente (nel microonde stesso procedimento, una decina di minuti a potenza medio-alta). Una volta tenere, tirare fuori le vedure dai sacchetti. Sbucciare le rape rosse e tagliarle a fettine, mentre le patate e le cipolline si possono tenere intere. Preparare una salsa con la senape, l'olio, il limone e il sale e condire le verdure direttamente sul piatto. Accompagnare eventualmente con qualche alice sottolio (e del buon pane per fare scarpetta :D).

P.S: colgo l'occasione per segnalare e partecipare al giveaway di Zucchero&Sale, in palio ci sono dei premi bellissimi, correte a scoprirne di più qui.

April 25, 2010

Ciabatta senza impasto con nocciole e rosmarino


L'idea era quella di contribuire al buffet di una festa di compleanno (un buffet-aperitivo molto semplice, con salumi, formaggi e conserve varie, mieli e pane buono...insomma tutto rustico ma di qualità :D) facendo io tutto il pane necessario a soddisfare 20 persone giovani e fameliche. Il punto però è che ho messo le mani (da panettiera) avanti un po' troppo presto...Dopo aver esordito con "Sisi, io faccio/porto il pane" mi sono effettivamente resa conto che, ehm, piccolo dettaglio, io il pane non è che lo sappia proprio proprio fare. O meglio, diciamo che quello vero non l'ho mai fatto: non l'ho mai impastato, ma nemmeno ho l'impastatrice né la macchina del pane...E dulcis in fundo, non ho quella cosa meravigliosa chiamata lievito madre. A questo punto, qualcuno a ragione potrebbe pensare per quale assurda ragione mi sia proposta proprio di fare il pane. Beh, il motivo è molto semplice: ero rimasta così soddisfatta della tecnica del pane senza impasto , così fragrante, con quella crosta meravigliosa, di dimensione perfetta per essere tagliato a fette e mangiato con salumi e formaggi così, al volo, che avevo voglia di cimentarmi ancora nella sia preparazione e di farci qualche esperimento. In particolare, volevo provare a fare una pagnotta tipo ciabatta (uno dei miei formati di pane preferiti), cosa che rendeva necessario mettere da parte la fedele pentola con coperchio con cui avevo fatto tutte le precedenti no-knead pagnotte e adottare la leccarda del forno. Devo dire che il risultato è stato esaltante!! Purtroppo non ho una foto in cui si vede l'alveolatura perché dovevo portarla alla festa integra, però vi assicuro che è esattamente come quella della ciabatta del panettiere, bella croccante fuori e con la mollica morbida e bucherellata dentro, spettacolare!
La ricetta e il procedimento è sempre quello del no-knead bread, le aggiunte sono la mia variazione sul tema, ma le varianti sono infinite.


Ingredienti:
- 500 gr di farina (io in questo caso ho fatto 300gr di 00 e 200gr di manitoba)
- 350gr di acqua (a temperatura ambiente)
- 1gr di lievito di birra secco
- un cucchiaino abbondante di sale (io ne metto 2 perché mi piace un po' più saporito)
- semola o crusca o semolino per spolverare
aggiunte:
- rosmarino e sale grosso per la superficie 
- 20 gr di nocciole 
- olio o acqua per spennellare

Mischiare tutti gli ingredienti secchi (copresi nocciole spezzettate e una parte del rosmarino) in una ciotola (io di soltio setaccio le farine). Aggiungere l'acqua, mescolare velocemente il tutto con una spatola fino ad amalgamare gli ingredienti, chiudere con la pellicola e mettere in un luogo chiuso a lievitare per minimo 12 (d'estate) massimo 20h (d' inverno), controllare che l'impasto si sia gonfiato e sia pieno di bolle in superficie. In questo caso ho lasciato lievitare 18h. Trascorso questo tempo, infarinare un piano e rovesciateci il blob, appiattirlo leggermente e dargli 4 giri di pieghe aiutandosi con la farina (il blob è piuttosto molle). Spolverare un canovaccio pulito con della semola e metterci sopra la palla di impasto dalla parte delle pieghe, spolverare con altra semola  il "retro", chiudere il canovaccio e rimettere a lievitare per 2-3h. Preriscaldare il forno con dentro la leccarda a 220°C, avendo l'accortezza di metterci anche un pentolino pieno d'acqua per creare un po' d'umidità. nel frattempo, rovesciare l'impasto su della carta forno infarinata con le pieghe all'insù, allungarlo fino ado ottenere la forma della ciabatta. Spennellarlo con acqua (o olio) e spolveralo con sale grosso e rosmarino. Tirar fuori velocemente la leccarda bollente, metterci sopra la carta forno con la pagnotta, infornare e cuocere per circa 30-40 minuti. Una volta cotto, sfornare e lasciar raffreddare su una griglia. 
A fette con affettati e formaggi era delizioso (ma lo sarebbe stato anche da solo, devo dire!). Gli invitati hanno gradito molto (è finito quasi subito :D).

April 22, 2010

Foglie di rapa e rapanello in crema

 Non so a voi, ma a me vedere il cibo che finisce nel bidone dell'umido ha sempre dato parecchio fastidio. Mi viene l'orticaria di fronte a sprechi palesi di cibo come certe scene da ristorante o pizzeria in cui vengono portati via piatti semi-pieni....Non che non mi sia mai mai capitato di avanzare qualcosa, però è moooolto raro, diciamo che conosco i miei limiti. E poi, se capita che avanzi qualcosa sicuramentenon lo butto, anzi, mi piace ingegnarmi e creare una ricetta da qualcosa che resta di un'altra ricetta!! :) Lo trovo un'esercizio ecologico, etico, economico e intellettuale! :D
Beh insomma, per farla breve, questa tendenza ha subito un'ulteriore svolta positiva da quando ho scoperto la commestibilità di molte erbette di campo prima sconosciute e pure di tante foglie di verdura di stagione! In particolare, da quando ho saputo che con le foglie di tutte le verdure che cominciano per "rap-" si possono fare un sacco di cose buone, beh, ho guardato i mazzetti dei rapanelli con occhi ancora più amorevoli (gli stessi con cui si guarda una sciarpa double face proprio dei due colori che cercavi :D)!

La settimana scorsa, poi, andando a fare rifornimento di vegetali, sono stata colpita dalle rape rosse fresche, quelle che di solito si trovano bell'e pronte, cotte e messe sottovuoto. Mai le avevo viste così, con tanto di foglie, in tutto il loro rosso splendore...


Ne ho portato a casa un fascio, insieme a tre mazzetti di rapanelli freschi. E mentre pensavo ad una bella insalatina di rapanelli crudi e ad una di rape rosse cotte condite con la senape, mi è balenata l'idea di mettere unire le forze delle loro belle foglie e di farci una crema (l'avrete capito, almeno una volta alla settimana ne  devo mangiare una!). Il risultato è stato davvero soddisfacente...Anzi doppiamente soddisfacente, perché fatto di qualcosa considerato "di scarto" ed invece delizioso!! :D Ho accompagnato la crema di verdure con del pane casereccio a pezzetti e del prosciutto crudo a listarelle passato in padella per renderlo croccantino.
Crema di foglie di rapa rossa e rapanello

Ingredienti (x2):
- un fascio di foglie di rapa rossa (senza i gambi, solo le foglie verdi)
- foglie di rapanello (di tre mazzetti)
- 1/2 porro
- olio evo
- sale
- 2 fette di pane casereccio
- 2 fette di crudo (io San Daniele)

Tagliare i porro a fettine sottili, farlo soffriggere in una casseruola con olio evo. Lavare tutte le foglie, unirle al porro, coprire a filo con dell'acqua e lasciar cuocere. Una volta cotte, aggiustare di sale ed eventualmente aggiungere altra acqua o un goccio di latte, quindi frullare il tutto fino ad ottenere una crema. Tagliare il pane a cubetti e il crudo a listarelle, farli saltare entrambi un padella con aglio e un filo d'olio, quindi servire sulla crema calda. Tutto molto semplice però gustoso, per la serie non si butta via niente se sto niente è pure buono!! :)

April 21, 2010

Tortilla di malva e fiori di rosmarino


In questo periodo nei blog si nota un gran fermento primaverile, è tutta un'esplosione di fragole, erbette e fiori. Fiori come decorazione ma anche come parte integrante della ricetta, specie se si tratta dei fiori di piante aromatiche come il rosmarino. La prima volta che ho visto i fiori di rosmarino protagonisti di un  piatto è stato qui: li ho trovati bellissimi, molto eleganti, ne ho immaginato il profumo, unito a quello del rosmarino, intenso e fresco. Immediatamente, ho guardato fuori dalla finestra verso l'angolino delle piante aromatiche e ho intravisto i puntini viola sul cespuglio del rosmarino... Guardandoli con altri occhi! :) 

Nel frattempo, ho notato, sono spuntate molte altre ricette deliziose, dall'antipasto al dolce. Io li ho usati per decorare ed arricchire un piatto già di per sé profumatissimo e decisamente primaverile, a base di un'altra erba di campo piuttosto facile da trovare in questo periodo, ovvero la malva. Le foglie di malva. come tutte le erbe di stagione, si prestano a molte preparazioni: semplicemente scottate in padella con olio e aglio (eventualmente sbollentandole un paio di minuti, prima), in risotti, paste e frittate. 


Quest'ultima opzione è senz'altro la mia preferita, per cui non appena sono tornatata a casa col bottino dopo la scorazzata mattutina, ne ho fatto un'omelette (o per meglio dire, una tortilla) e ci ho messo sopra i fiori di rosmarino...Un'aroma deliziosa! :D L'ho chiamata tortilla perché tra gli ingredienti c'è un po' di lievito, che fa gonfiare il composto in cottura rendendola più leggera di una frittata...Un barbatrucco scoperto qui e mai più abbandonato: anche con pochissimo olio non si attacca nulla!! :)


Tortilla di malva e fiori di rosmarino
Ingredienti (x2)
- 4 uova fresche bio
- 4 cucchiai di latte
- sale
- pepe
- una punta di lievito di birra secco
- una manciata abbondante di foglie di malva
- olio evo
- fiori di rosmarino per decorare

Sbattere le uova con latte, sale, pepe e infine il lievito. Lavare le foglie di malva, metterle in una padella unta con poco olio evo e lasciar appassire un paio di minuti. Versare il composto di uova, abbassare la fiamma al minimo e coprire la padella con un coperchio. Dopo un paio di minuti, controllare la cottura, il composto dovrebbe essersi gonfiato e si dovrebbe staccare facilmente. Ribaltarlo e cuocere ancora un minuto. Servire caldo con sopra i fiori di rosmarino.

April 19, 2010

Asparagi ultimo capitolo: insalata "quasi-favorita"

Nonostante il bel mazzetto del post precedente fosse stato abbondantemente decimato per preparare vellutata e pasta, me ne rimaneva ancora qualcuno (mi dispiaceva esaurirli tutti tutti per due primi...). Ieri sera, in vista di una cena solitaria, avevo pensato ad un piattino leggero da "signorina della domenica", magari un'insalata, ma non sempre la solita, qualcosa di sfizioso, in cui metterci, perché no, anche gli ultimi asparagi superstiti. Gironzolando tra i blog ho trovato questa insalata, i cui ingredienti mi ispiravano davvero molto...E li avevo pure tutti (la domenica è una gioia perché faccio la spesa il sabato e aprendo il frigo c'è di tutto :D)!! Mi sono subito lanciata nella preparazione, e nel frattempo mi sono divertita a fare qualche foto con la luce del tramonto...

Il procedimento che ho seguito io è molto simile all'originale, ma con qualche variante in dosi (tenendo conto che ho mangiato solo quella, piatto unico dunque, ma se servite altre cose prima o dopo potete ridurre tranquillamente le dosi delle verdure), ingredienti e metodo di cottura di alcune verdure. Per l'originale rimando al link sopra, di seguito quella che ho fatto io.


Insalata "quasi-favorita" (liberamente ispirata ad una ricetta di A.Escoffier)

Ingredienti(per persona):
200 gr di asparagi verdi
100 gr di cuori di carciofo (circa uno a persona)
4 champignon
1 cucchiaio di olio evo
1 cucchiaio di aceto di vino bianco
sale
pepe
1 cucchiaino colmo di paprika dolce
1 uovo sodo

Mettere a sodare l'uovo. Tagliare la parte più estrema dei gambi degli asparagi, passare i gambi (nell'originale si usano solo le punte) col pelapatate per togliere la "buccia" filacciosa, quindi cuocerli al vapore (sbollentati nell'originale)per una decina di minuti (a seconda della grandezza e se vi piacciono più croccanti). Lavare e togliere la radice dagli champignon, tagliarli a fettine sottili. Sbollentare in acqua acidulata il cuore di carciofo per cinque minuti, quindi scolare e mettere nell'acqua col ghiaccio, idem per gli asparagi una volta pronti. Tagliare il carciofo a julienne e gli asparagi a pezzetti, unire tutto agli champignon. Infine, sbucciare l'uovo sodo e schiacciarlo coi rebbe della forchetta (io ho tenuto anche il bianco ma l'originale prevede solo il rosso), quindi unirlo al resto degli ingredienti. Preparare il condimento mescolando olio, aceto, sale, pepe e paprika, condire tutto e...mangiarsela con gusto (magari con una bella fetta di pane pugliese come ho fatto io :D)!

April 17, 2010

Asparagi verdi 2x1


OK, confessione: non amo i regali. Non sono tanto brava a farli, mi riduco sempre all'ultimo momento, specie se si tratta di feste comandate tipo compleanni o natali vari. Sono più brava a fare doni spontanei, lì al momento, per rendere concreto un pensiero, trasmetterlo materialmente alla persona. Niente di che, eh, però mi piace farlo, ogni tanto. Allo stesso modo, non amo ricevere regali pomposi o d'obbligo nelle sopracitate occasioni, forse perché non mi piace che qualcuno debba sentirsi come mi sento io nella stessa situazione, e per giunta per causa mia. Mi direte che non tutti odiano fare i regali, beh, nel dubbio però...:D Al contrario, adoro le sorprese, anche le più semplici, e i pensieri che ti fanno capire che quella persona ha pensato proprio proprio a te. E non parlo di chissà che... Mi basta poco per sprizzare gioia, tipo un mazzo di asparagi dell'orto! :D Sì, va bene, sono strana...Ma quando la mia amicha Chiara detta Charlie è arrivata al nostro caffè del giovedì con un mazzo di questi qui...
...freschissimi gioiellini provenienti dal suo orto (zona Valdobbiadene), avrei voluto saltellare. Uno perché adoro gli asparagi, due perché beh, signori, dovevate vederli, tre perché era un regalo preziosissimo ai miei occhi, della serie "proprio proprio per te, food fan, vediamo cosa ne fai!" :)
Beh, giuro che è stato veramente difficile farne qualcosa. Erano bellissimi! Però non lo sarebbero stati a lungo, ahimé, quindi se sacrificio doveva essere, meglio farlo subito da freschi! :P
Li ho fatti in due modi, due primi (ma uno, in porzioni ridotte, può essere tranquillamente un entrée).
 
 Vellutata di asparagi e porro
Ingredienti (x2)
- 400 gr di asparagi
- un porro (la parte bianca)
- due patate piccole
- brodo vegetale
- due cucchiai di panna (facoltativa)
- burro
- sale q.b.
- una foglia di basilico

Lavare gli asparagi, tagliare l'estremità inferiore e passare i gambi col pelapatate. Tagliare le punte e metterle da parte. Lavare e pulire il porro, tagliare la parte bianca a rondelle, metterlo in una pentola a bordi bassi in cui si era fatto sciogliere pochissimo burro, far soffriggere un po' a fiamma bassa. Pulire le patate e tagliarle a tocchetti, unire al porro, rosolare tutto un paio di minuti, quindi coprire col brodo caldo. A metà cottura delle patate, unire i gambi d'asparago tagliati a pezzetti. Nel frattempo, cuocere le punte al vapore. Ultimata la cottura della vellutata, spezzettare la foglia di basilico, aggiustare di sale e frullare tutto, aggiungendo un po' di brodo caldo se dovesse risultare troppo densa. Se la volete più delicata, unite i due cucchiai di panna e rimettere sul fuoco un paio di minuti. Intanto, saltate le punte di asparago un minuto a fiamma vivace in una padella con poco poco burro. Servire la vellutata nelle fondine con sopra le punte di asparago e un po' di parmigiano. 


Penne alla crema di asparagi con pesto di basilico
Ingredienti (x2):
- 180 gr di penne
- 150 gr di asparagi verdi
- 1/4 di porro
- panna
- burro
- basilico
- una manciata di pinoli
- olio evo
- grana
- 1 spicchio d'aglio
- sale e pepe q.b.

Il procedimento è simile. Pulire gli asparagi come sopra, separando punte e gambi. Cuocere i gambi a pezzetti con poca acqua, tagliare il porro finemente e farlo soffriggere in padella con una noce di burro. Unire le punte d'asparago e far cuocere a fiamma bassa. Quando anche i gambi saranno cotti, frullarli con la stessa acqua di cottura. Unire la crema alle punte, aggiungere la panna, e far ridurre, aggiustando di sale. Preparare il pesto con basilico, uno spicchio d'aglio, una manciata di pinoli (tenendone da parte qualcuno), 30 gr di grana e olio evo quanto basta a formare una crema verde non troppo scura (io l'ho fatto col mixer, ma chi ce l'ha e ha la pazienza può anche usare mortaio e pestello...:D). Cuocere la pasta, scolarla al dente, finire la cottura con la crema di asparagi e impiattare con qualche goccia di pesto (poco, perché sennò copre il sapore degli asparagi) e qualche pinolo. 

April 15, 2010

Mini-cheesecakes al latte di mandorla con salsa all'amarena

Buone notizieeeeee!! Siccome il problema della reflex sta nella lente, mentre il corpo macchina c'è e sta bene, intanto che il mio obiettivo è in riparazione, un mio compagno del corso di fotografia mi ha prestato una delle sue ottiche!! :D Immensamente riconoscente a lui per il gesto nobile e immensamente felice di poter continuare la mia attività culinario-fotografico-scribacchina, oggi si festeggia con qualcosa di dolce, sisi! :)
Il dolcetto in questione è la versione mini di un cheesecake dolce con cottura. Per la ricetta, ho preso un po' di spunti qua e là, e dando una controllatina a quel che avevo in dispensa e a quel che più mi ispirava come combinazione, ne sono usciti sei di quei tortini in foto... :) Credo che ormai sia risaputa la mia passione per la mandorla in tutte le sue forme. Quel che ho fatto è stato sottrarre dagli ingredienti per la base un po' di grammi di biscotti e aggiungere l'equivalente in farina di mandorle, mentre nel ripieno invece della panna ho usato latte di mandorle (e la fecola per addensare). La ricetta che n'è uscita è questa.

Mini-cheesecakes al latte di mandorla con salsa all'amarena
Ingredienti (per 6 pirottini):
per la base:
- 50 gr di biscotti tipo digestive
- 30 gr di farina di mandorle
- 40 gr di burro
- un cucchiaio di zucchero
per il ripieno:
- 100gr di ricotta vaccina
- 100gr di cottage cheese (fiocchi di latte)
- 2 cucchiai di fecola
- un uovo
- 2 cucchiai di zucchero
- 50 ml di latte di mandorle
- una manciatina di mandorle a lamelle
- una bustina di vanillina
per la salsa all'amarena:
- due cucchiai di marmellata di amarene
- 1/2 dl di succo di limone
- 2 cucchiaini di zucchero

Tritare i biscotti nel mixer, aggiungere zucchero e farina di mandorle, infine il burro fuso. Disporre l'impasto ottenuto nei pirottini imburrati e infarinati e mettere tutto in frigo per almeno mezz'ora.
Nel frattempo preparare la farcia mescolando i formaggi, quindi aggiungere latte, uovo, fecola, zucchero, vanillina, mandorle. Preriscaldare il forno a 170°. Estrarre le basi dal frigo, dividere la farcia tra i vari pirottini e infornare per almeno 20 minuti, quindi abbassare la temperatura a 160° e cuocere per altri 10 minuti (o almeno fino a quando non vi sembrano pronti :D). Spegnere il forno e lasciar riposare dentro con lo sportello lievemente aperto. Per finire, preparare la salsa riducendo mettendo sul fuoco la marmellata con lo zucchero e il succo di limone e facendo ridurre, quindi passare tutto al frullatore e servire tiepida insieme col mini-cheesecake freddo.
Con questa ricetta partecipo al contest di Imma "Cheesecake dal dolce al salato".



April 14, 2010

Bad news e di come ti riciclo la polenta


 Bruttissime bruttissime notizie. La mia povera reflex fa qualche rumorino strano, per cui oggi la devo portare dal dottore per capire cos'ha. Spero vivamente non sia nulla di serio (dato che è nuova!), vabbé che è in garanzia e se devono uscire le magagne meglio che sia ora, però sai com'è... Il problema però resta: niente reflex, niente foto, niente post. Ho ancora qualche foto con ricetta messa da parte, ma non essendo una personcina molto previdente ed avendo comunque il tempo di fare le cose giorno per giorno, non ho pensato a questa disgraziata evenienza. Temo che mi perderò diverse raccolte e contest per le quali volevo preparare le ricette nei prossimi giorni...Eh vabbè, succede. Nella speranza che me la ridiano comunque presto, continuerò a deliziarmi con le ricette degli alti foodblogger  e a pensare mille piatti da archiviare e fare una volta riavuta la mia Nikon. Nel caso i tempi si allunghino, però potrebbe anche capitare che sia già avvenuto il cambiamento repentino che avrei voluto annunciare nelle settimane a venire. Ma di questo se ne parlerà più avanti a conti fatti :)
Intanto, ecco una ricetta di recupero, se così si può dire, ispirata da una deliziosa insalata de Le Pain Quotidien che vedeva l'accostamento rivisitato e originale di pesce e polenta (è proprio vero che tutto il mondo è paese), il ovviamente accompagnato da una freschissima insalata. Nell'originale c'è il carpaccio di salmone affumicato... Ma io non l'avevo in casa, epperò avevo degli avanzi di polenta in frigo da riutilizzare (non si butta niente! :D) quindi ho fatto a modo mio e l'ho resa decisamente più "sudica" e mediterranea. Semplice semplice, fresca e velocissima, perfetta per chi, come me, la polenta del giorno dopo così com'è proprio non riesce a vederla (figuriamoci, già appena fatta di per sé non è che mi faccia impazzire...sì, sono una veneta atipica! :D).
 
Insalata con sgombro saltato e muffins di polenta

Ingredienti

- 200 gr di polenta avanzata (già salata)
- 1 uovo
- latte q.b.
- mezzo cucchiaino di lievito di birra in polvere
- 200 gr di sgombro a filetti
- una manciata di capperi dissalati
- una manciata di olive (io verdi, ma vanno bene tutte)
- uno scalogno
- olio evo
- insalata mista a piacere 
- sale, limone e olio per condire

Tritare la polenta nel mizer con un uovo e il lievito, aggiungere un goccio di latte se risulta troppo compatta. Preriscaldare il forno a 180°, ungere dei pirottini da muffins, versarvi ii composto (ne escono circa 4) e infornare per circa 20 minuti. 
Nel frattempo, sgocciolare le olive e dissalare i capperi. Tritare lo scalogno e soffriggerlo leggermente in una padella con l'olio (se lo sgombro è all'olio, ne basta poco, se è al naturale un cucchiaio o due, a seconda dei gusti). Versare le olive e far saltare un paio di minuti, quindi unire i filetti sgocciolati, infine i capperi. Saltare ancora qualche minuto e togliere dal fuoco. Condire l'insalata a piacere (io olio, limone e sale). Per finire, comporre il vostro piattino con lo sgombro, l'insalata e i muffins di polenta ancora caldi (che per me sostituiscono il pane). Bon Apetit! :D

April 12, 2010

Belgio part 2 - Bruxelles


Bruxelles è una città diversa dalle grandi capitali... Almeno questa è l'impressione che ne ho avuto io. Al di fuori della zona della Grande Place, dove si incontrano il 99% dei turisti con annessi spazi a loro dedicati (e.g. ristoranti-fregatura, negozi di cioccolatini più o meno buoni e di souvenirs più o meno belli, vetrine di gauffres e quà e là qualche birreria carina), La città sembra essere abbastanza... Popolare. Non so, non mi è parso di vedere da nessuna parte sfarzosi boulevards e ricche boutiques, gente tanto upper-class da stridere con il resto (come la si potrebbe trovare, toh, a Parigi per dire). L'unico sprazzo di maggior lusso, se così si può dire, l'ho trovato nella Place du Sablon, nelle vetrine di Marcolini e nei cafés che si affacciano alla piazza, alternati da bei negozi d'abbigliamento e oggettistica per la casa. Ecco, questo è il massimo. Mi sono persa qualcosa? Forse, in due giorni vedi molto (specie se si è una sfacchinona mai stufa come me) ma non tutto. Può essere che i brussellesi straricchi, come i torinesi bene, si siano spostati in collina, lontani dalla bolgia del centro e vi ci siano portati anche le loro "cose". Mah. Sta di fatto che, ecco, l'impressione finale sia quella di una città grande ma che alla fin fine è molto semplice, nel senso buono del termine. Non se la tira per nulla, insomma. E questa cosa mi è piaciuta tantissimo! 
Comunque, per entrare un po' nel vivo della faccenda, noi come al solito abbiamo preso un b&b in zona Santa Caterina, quartiere bellissimo e molto vivace, pieno di negozietti particolari e graziosi localini per la cena (questa è la zona dei resto di pesce) a due passi da una piazza, Place Saint Géry, giovane e movimentata. Il primo giorno abbiamo fatto un giro per il centro, visto i luoghi più turistici, se così si può dire, tra la Grande Place, Regenstraat, la zona del parlamento europeo e istituzioni varie (a est del centro), e poi dalla parte opposta della città a vedere l'Atomium. Ovviamente, gli ultimi due spostamenti li abbiamo fatti in metro, altrimenti nello stesso giorno sarebbe stato francamente difficile...La metro, comunque, è comoda e veloce ma un po' caretta (1,70 euro a biglietto), per cui l'abbiamo usata poco, sia perché la maggior parte delle cose a Bruxelles sono raggiungibilissime a piedi, ma anche perché a me camminare nelle città, se non si era capito, piace molto :D Per pranzo, un'ottima insalata a Le Pain Quotidien (quello vicino alla Bourse), la cui carta, tra l'altro, mi ha ispirato un sacco di ricette da rifare a casa. La sera siamo rimasti nella zona vicino al nostro b&b, consigliata da Sigrid per i molti buoni ristorantini tipici di pesce. Noi abbiamo scelto quello meno visibile (ci ispirano sempre i posti un po' rustici, quelli che paiono essere frequentati solo dalla gente del luogo proprio perché un po' nascosti), in una piazzetta vicino la chiesa di Santa Caterina. Si chiama in 't Spinnekopke, un estaminet graziosissimo, piccolo e con il personale cordiale. In carta, cucina tipica belga, soprattutto di pesce, con mille tipi di moules diverse (e anche con la carta dei vini, per chi non ne potesse più di birra). Noi abbiamo appunto optato per le moules au vin blanc (dovevamo provarle prima o poi e quello ci pareva il posto migliore per farlo) ovviamente accompagnate (ma questo ça va sans dire) dalla frites fatte in casa (le si riconosce dalla forma del bastoncino), perfette! Niente birra, ma se si vuole ce ne sono a bizzeffe! Per la birretta, siamo andati in zona Bourse, c'è l'imbarazzo della scelta per una Jupiler, occhio però ai locali in cui si fuma, ce ne sono tanti e si fuma tantissimo (per chi non apprezza, naturalmente)!






Il giorno successivo (martedì) finalmente abbiamo visto i musei (che il giorno precedente erano chiusi, ecco perché abbiamo cercato di vedere tutto il resto...:D). Ma prima di andare lì, volevamo assolutamente fare un giro per la Bruxelles meno canonica, più autentica. Quindi siamo partiti dal quartiere di Marolles, a sud-est rispetto al centro, la zona popolare-operaia, con i suoi negozi d'oggettistica apparentemente raffazzonata eppure così bella a vedersi, le vetrine di vestiti vintage, i negozi e i bar di quartiere, la gente normale per strada. Impressioni di vita semplice, modesta, eppure dignitosa, mai degradata; di gente in pace con sé stessa perché di quello che c'era non mancava niente. Saranno fantasticherie da turista romantica, ma nessuna città mi aveva dato questa impressione prima, per lo meno nessuna di quelle dove avevo visto i quartieri popolari. Bello. Lì, a Marolles, in Place du jeu de balle, ogni mattina c'è il mercatino delle pulci, e noi, sotto consiglio di Luc (il fantastico artista-proprietario dell'appartamento b&b in cui siamo stati) e del cavoletto, ci abbiamo fatto un salto e ne siamo stati molto positivamente colpiti! C'è davvero davvero di tutto, e per chi ama il genere è davvero il paese dei balocchi! Da qui, due passi lungo le vie di quartiere e si arriva a Place du Grand (e Petit) Sablon, la zona più in, come dicevo. Tanto per intenderci, ci troverete la pasticceria e la cioccolateria di Pierre Marcolini (le confezioni sembrano quelle di una gioielleria, e anche l'edificio fa lo stesso effetto deluxe), il café Wittamer con i suoi lussuosi dolci e beaucoup d'autres chauses. Noi, non amando tantissimo il cioccolato (eh lo so, andare in Belgio e non amare il cioccolato può sembrare idiota ma è così, però ci piacciono le birre buone...:D), abbiamo evitato di farci spennare debitamente dal cioccolataio di indubbie origini e ci siamo concessi un'altro bel pranzetto a Le Pain Quotidien (anche questo in piazza, con ahimé i prezzi leggermente rialzati per giustificare la sua presenza il quel luogo un po' più chic del resto), con tanto di dolce finale! Consiglio: provate il dolce "Le Merveilleux"...è meraviglioso!:) 



Dopo la rifocillata, via ai musei (sono tutti in Regenstraat): con 3 euro abbiamo visto il mueso reale d'arte antica, moderna e il museo Magritte (uno spettacolo!). Nel primo, quadri di Rubens, Rembrandt, Vermeer, Bosch, Brugel il vecchio e il giovane e pure quello di Marat fatto da Jacques Louis David. Nel secondo (che io preferisco di gran lunga al precedente), impressionisti, espressionisti, cubisti ecc... Con qualche chicca di Courbet, Seurat, Gauguin, Mirò, Dalì, De Chirico ecc. Infine, il museo tutto dedicato al pittore surrealista belga è stato il coronamento perfetto della visita, con le maggiori opere e anche sue frasi incise alle pareti da leggere per riflettere un po'. 




Finito qui, non ci rimaneva molto da fare. Abbiamo girato per il quartiere est, zona Saint Josse, bevuto una birretta in tutto relax in una falsa (perché ahimé, non siamo riusciti a trovarla, ma pazienza!) "à la morte subite" (che è il nome di una birra al lampone e quindi alcuni locali che ce l'hanno espongono il nome vicino a quello del pub vero e proprio, come nel nostro caso) in Place Saint Josse. Infine, fatto un salto in metro nel quartiere africano a sud del centro, oltre Porte de Namur, Ixelles si chiama. Anche qui il pittoresco non manca, scene di vita quotidiana in una petite afrique incasinata eppure apparentemente molto ben integrata col resto della città, sempre senza degrado anche se con molta confusione di voci e oggetti per strada. Negozi di parrucche, botteghe di alimentari africani, ristoranti di cucina tipica africana e quant'altro. Solo in Place Saint Boniface e nella via omonima ci si ritrova in un clima occidentale. Anche qui ci sono dei locali e dei ristoranti molto molto carini. In uno sono quasi sicura (anzi sicurissima) di aver visto Anna Mouglalis (il suo tentativo di "in incognito" è stato tristemente buggerato dal banale errore di mettersi addosso un cappottino bianco e nero sicuramente della stessa marca con cui la si vede performare sui giornali), la quale ha fissato terrorizzata la mia reflex e non ha smesso di seguirmi con lo sguardo finché non sono stata a distanza di sicurezza-teleobiettivo (eh, in effetti di paparazzi e turisti non se ne devono vedere molti, da quelle parti). Infine, stremati dalla fame, siamo tornati a Saint Josse (sempre in metro) per cenare a Bier Circus (anche qui si mangia belga), in rue de l'enseignement. Anche qui, molte ottime birre in carta e una bella scelta di piatti tipici. Io ho scelto il waterzooi di pesce (una zuppa di pesce con merluzzo, salmone, sogliola, gamberetti grigi in un brodo di panna con dentro anche verdure bollite a pezzetti come patate, cavolfiori, carote e fagiolini), una delizia delicatissima, il mio ragazzo filetto di triglia e stoemp di patate e carote. Mangiato bene bene anche qui, davvero non possiamo lamentarci, un po' a naso un po' sotto consiglio siamo sempre caduti in piedi, lontano dai turisti e in posti ottimi come rapporto qualità/prezzo. 
E così è finita la vacanza. Il giorno dopo, sveglia all'alba per tornare in aeroporto. Ci è piaciuto, il Belgio, per la sua diversità da zona a zona, il suo saper conciliare perfettamente vette di algida perfezione estetica con luoghi caldi e caotici, pioggia e sole, carne e pesce...:D Mille sfaccettature tutte da scoprire, insomma, per chi ha la curiosità, la voglia e il tempo di spingersi un po' oltre i luoghi comuni.