



Bruxelles è una città diversa dalle grandi capitali... Almeno questa è l'impressione che ne ho avuto io. Al di fuori della zona della Grande Place, dove si incontrano il 99% dei turisti con annessi spazi a loro dedicati (e.g. ristoranti-fregatura, negozi di cioccolatini più o meno buoni e di souvenirs più o meno belli, vetrine di gauffres e quà e là qualche birreria carina), La città sembra essere abbastanza... Popolare. Non so, non mi è parso di vedere da nessuna parte sfarzosi boulevards e ricche boutiques, gente tanto upper-class da stridere con il resto (come la si potrebbe trovare, toh, a Parigi per dire). L'unico sprazzo di maggior lusso, se così si può dire, l'ho trovato nella Place du Sablon, nelle vetrine di Marcolini e nei cafés che si affacciano alla piazza, alternati da bei negozi d'abbigliamento e oggettistica per la casa. Ecco, questo è il massimo. Mi sono persa qualcosa? Forse, in due giorni vedi molto (specie se si è una sfacchinona mai stufa come me) ma non tutto. Può essere che i brussellesi straricchi, come i torinesi bene, si siano spostati in collina, lontani dalla bolgia del centro e vi ci siano portati anche le loro "cose". Mah. Sta di fatto che, ecco, l'impressione finale sia quella di una città grande ma che alla fin fine è molto semplice, nel senso buono del termine. Non se la tira per nulla, insomma. E questa cosa mi è piaciuta tantissimo!
Comunque, per entrare un po' nel vivo della faccenda, noi come al solito abbiamo preso un b&b in zona Santa Caterina, quartiere bellissimo e molto vivace, pieno di negozietti particolari e graziosi localini per la cena (questa è la zona dei resto di pesce) a due passi da una piazza, Place Saint Géry, giovane e movimentata. Il primo giorno abbiamo fatto un giro per il centro, visto i luoghi più turistici, se così si può dire, tra la Grande Place, Regenstraat, la zona del parlamento europeo e istituzioni varie (a est del centro), e poi dalla parte opposta della città a vedere l'Atomium. Ovviamente, gli ultimi due spostamenti li abbiamo fatti in metro, altrimenti nello stesso giorno sarebbe stato francamente difficile...La metro, comunque, è comoda e veloce ma un po' caretta (1,70 euro a biglietto), per cui l'abbiamo usata poco, sia perché la maggior parte delle cose a Bruxelles sono raggiungibilissime a piedi, ma anche perché a me camminare nelle città, se non si era capito, piace molto :D Per pranzo, un'ottima insalata a Le Pain Quotidien (quello vicino alla Bourse), la cui carta, tra l'altro, mi ha ispirato un sacco di ricette da rifare a casa. La sera siamo rimasti nella zona vicino al nostro b&b, consigliata da Sigrid per i molti buoni ristorantini tipici di pesce. Noi abbiamo scelto quello meno visibile (ci ispirano sempre i posti un po' rustici, quelli che paiono essere frequentati solo dalla gente del luogo proprio perché un po' nascosti), in una piazzetta vicino la chiesa di Santa Caterina. Si chiama in 't Spinnekopke, un estaminet graziosissimo, piccolo e con il personale cordiale. In carta, cucina tipica belga, soprattutto di pesce, con mille tipi di moules diverse (e anche con la carta dei vini, per chi non ne potesse più di birra). Noi abbiamo appunto optato per le moules au vin blanc (dovevamo provarle prima o poi e quello ci pareva il posto migliore per farlo) ovviamente accompagnate (ma questo ça va sans dire) dalla frites fatte in casa (le si riconosce dalla forma del bastoncino), perfette! Niente birra, ma se si vuole ce ne sono a bizzeffe! Per la birretta, siamo andati in zona Bourse, c'è l'imbarazzo della scelta per una Jupiler, occhio però ai locali in cui si fuma, ce ne sono tanti e si fuma tantissimo (per chi non apprezza, naturalmente)!





Il giorno successivo (martedì) finalmente abbiamo visto i musei (che il giorno precedente erano chiusi, ecco perché abbiamo cercato di vedere tutto il resto...:D). Ma prima di andare lì, volevamo assolutamente fare un giro per la Bruxelles meno canonica, più autentica. Quindi siamo partiti dal quartiere di Marolles, a sud-est rispetto al centro, la zona popolare-operaia, con i suoi negozi d'oggettistica apparentemente raffazzonata eppure così bella a vedersi, le vetrine di vestiti vintage, i negozi e i bar di quartiere, la gente normale per strada. Impressioni di vita semplice, modesta, eppure dignitosa, mai degradata; di gente in pace con sé stessa perché di quello che c'era non mancava niente. Saranno fantasticherie da turista romantica, ma nessuna città mi aveva dato questa impressione prima, per lo meno nessuna di quelle dove avevo visto i quartieri popolari. Bello. Lì, a Marolles, in Place du jeu de balle, ogni mattina c'è il mercatino delle pulci, e noi, sotto consiglio di Luc (il fantastico artista-proprietario dell'appartamento b&b in cui siamo stati) e del cavoletto, ci abbiamo fatto un salto e ne siamo stati molto positivamente colpiti! C'è davvero davvero di tutto, e per chi ama il genere è davvero il paese dei balocchi! Da qui, due passi lungo le vie di quartiere e si arriva a Place du Grand (e Petit) Sablon, la zona più in, come dicevo. Tanto per intenderci, ci troverete la pasticceria e la cioccolateria di Pierre Marcolini (le confezioni sembrano quelle di una gioielleria, e anche l'edificio fa lo stesso effetto deluxe), il café Wittamer con i suoi lussuosi dolci e beaucoup d'autres chauses. Noi, non amando tantissimo il cioccolato (eh lo so, andare in Belgio e non amare il cioccolato può sembrare idiota ma è così, però ci piacciono le birre buone...:D), abbiamo evitato di farci spennare debitamente dal cioccolataio di indubbie origini e ci siamo concessi un'altro bel pranzetto a Le Pain Quotidien (anche questo in piazza, con ahimé i prezzi leggermente rialzati per giustificare la sua presenza il quel luogo un po' più chic del resto), con tanto di dolce finale! Consiglio: provate il dolce "Le Merveilleux"...è meraviglioso!:)


Dopo la rifocillata, via ai musei (sono tutti in Regenstraat): con 3 euro abbiamo visto il mueso reale d'arte antica, moderna e il museo Magritte (uno spettacolo!). Nel primo, quadri di Rubens, Rembrandt, Vermeer, Bosch, Brugel il vecchio e il giovane e pure quello di Marat fatto da Jacques Louis David. Nel secondo (che io preferisco di gran lunga al precedente), impressionisti, espressionisti, cubisti ecc... Con qualche chicca di Courbet, Seurat, Gauguin, Mirò, Dalì, De Chirico ecc. Infine, il museo tutto dedicato al pittore surrealista belga è stato il coronamento perfetto della visita, con le maggiori opere e anche sue frasi incise alle pareti da leggere per riflettere un po'.


Finito qui, non ci rimaneva molto da fare. Abbiamo girato per il quartiere est, zona Saint Josse, bevuto una birretta in tutto relax in una falsa (perché ahimé, non siamo riusciti a trovarla, ma pazienza!) "à la morte subite" (che è il nome di una birra al lampone e quindi alcuni locali che ce l'hanno espongono il nome vicino a quello del pub vero e proprio, come nel nostro caso) in Place Saint Josse. Infine, fatto un salto in metro nel quartiere africano a sud del centro, oltre Porte de Namur, Ixelles si chiama. Anche qui il pittoresco non manca, scene di vita quotidiana in una petite afrique incasinata eppure apparentemente molto ben integrata col resto della città, sempre senza degrado anche se con molta confusione di voci e oggetti per strada. Negozi di parrucche, botteghe di alimentari africani, ristoranti di cucina tipica africana e quant'altro. Solo in Place Saint Boniface e nella via omonima ci si ritrova in un clima occidentale. Anche qui ci sono dei locali e dei ristoranti molto molto carini. In uno sono quasi sicura (anzi sicurissima) di aver visto Anna Mouglalis (il suo tentativo di "in incognito" è stato tristemente buggerato dal banale errore di mettersi addosso un cappottino bianco e nero sicuramente della stessa marca con cui la si vede performare sui giornali), la quale ha fissato terrorizzata la mia reflex e non ha smesso di seguirmi con lo sguardo finché non sono stata a distanza di sicurezza-teleobiettivo (eh, in effetti di paparazzi e turisti non se ne devono vedere molti, da quelle parti). Infine, stremati dalla fame, siamo tornati a Saint Josse (sempre in metro) per cenare a Bier Circus (anche qui si mangia belga), in rue de l'enseignement. Anche qui, molte ottime birre in carta e una bella scelta di piatti tipici. Io ho scelto il waterzooi di pesce (una zuppa di pesce con merluzzo, salmone, sogliola, gamberetti grigi in un brodo di panna con dentro anche verdure bollite a pezzetti come patate, cavolfiori, carote e fagiolini), una delizia delicatissima, il mio ragazzo filetto di triglia e stoemp di patate e carote. Mangiato bene bene anche qui, davvero non possiamo lamentarci, un po' a naso un po' sotto consiglio siamo sempre caduti in piedi, lontano dai turisti e in posti ottimi come rapporto qualità/prezzo.
E così è finita la vacanza. Il giorno dopo, sveglia all'alba per tornare in aeroporto. Ci è piaciuto, il Belgio, per la sua diversità da zona a zona, il suo saper conciliare perfettamente vette di algida perfezione estetica con luoghi caldi e caotici, pioggia e sole, carne e pesce...:D Mille sfaccettature tutte da scoprire, insomma, per chi ha la curiosità, la voglia e il tempo di spingersi un po' oltre i luoghi comuni.
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