March 31, 2010

Conchiglie gialle con carletti e fiammiferi di provola



Oggi si parla di erbette di campo! :D I carletti (o strigoli o stridoli) sono erbe spontanee primaverili che crescono un po' ovunque. La parte commestibile è quella costituita dai germogli fogliari giovani, che si possono mangiare sia crudi nelle insalate, sia cotti in frittate, risotti, sughi per la pasta. Adoro andare a caccia di carletti per un semplice motivo: perché sono facilissimi da trovare, semplicemente andando in mezzo ai campi, a differenza dei bruscandoli (i germogli del luppolo) o gli asparagi selvatici, che si trovano rispettivamente lungo gli argini o in zone ombrose tipo pinete o boschetti. Ecco, mi danno tanta soddisfazione :D
Il modo migliore per gustarli, secondo me, è col risotto. Però dato che di risotti di questi tempi ne ho fatti parecchi, stavolta ho deciso di farne un sughetto per la pasta, divertendomi a giocare coi colori primaverili giallo-verde aggiungendo anche lo zafferano!



Conchiglie gialle con carletti e fiammiferi di provola
Ingredienti (x2):
- 180gr di conchiglie
- un mazzetto di carletti freschi
- una bustina di zafferano in polvere
- panna da cucina 65gr
- 40gr provola affumicata 
- uno scalogno
- sale q.b.
- 1 cucchiaio di olio evo 

Lavare  i carletti e rimuovere i gambi. Tritare finemente lo scalogno e farlo rosolare in padella con un cucchiaio d'olio evo. Unire i carletti e far cuocere qualche minuto, quindi unire la panna. Sciogliere lo zafferano un poca acqua tiepida. Nel frattempo cuocere la pasta, scolarla al dente, versarla nella padella con i carletti e la panna, unire lo zafferano sciolto e saltare per un minuto. Servire con la provola affumicata tagliata a fiammifero e disposta sopra la pasta fumante.
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Note di Cioccolato "Oro nel piatto".



March 30, 2010

Irish Soda Bread 2x1

Non avevo mai sentito dell'esistenza di questo pane, né dell'uso del bicarbonato come agente lievitante...Poi si sa, io non sono una grande esperta di lievitati, anzi, diciamo che sono proprio gnucca! :) Comunque, qualche tempo fa, leggendo il blog di Sabrine, ho visto la ricetta di un pane "fast&easy" che si fa con il bicarbonato, e sono stata tentata di provarlo. Per chi non lo conoscesse (ma immagino di essere l'unica a cascare dal pioppo, come si dice dalle mie parti), trattasi di Irish Soda Bread. Il principio è molto semplice (trovate un'ottima spiegazione qui): tutto sta nell'equilibrio tra elementi in polvere (500gr) ed elementi liquidi (500ml di cui almeno 125gr di yogurt, poi a piacere in percentuale latte/acqua). La presenza di almeno 125gr di latticello/yogurt bianco serve per innescare la lievitazione (perché il bicarbonato agisce in ambiente acido). Per il resto, si possono mixare e variare le dosi delle farine più diverse, arricchire il pane con semini, aromi, e ingredienti dolci o salati (a seconda dell'uso che ne dovete fare). Io ne ho fatti due (così da sfruttare l'uso del forno), in due varianti diverse. La consistenza finale è un pane piuttosto "denso", per cui per chi non divora pane a raffica un filone dura anche diversi giorni. Il vantaggio della densità è che resta anche abbastanza umido dentro, per cui si conserva bene a lungo senza seccarsi. Se vi sembra di non riuscire mai a finirlo, tagliatelo a fette e congelatelo, si scongela in un attimo in forno ed è sempre buono. Altra nota: ho trovato che la parte esterna, la simil-crosta, fosse un po' stucchevole, forse è stata colpa della carta forno troppo umida, quindi ecco, un'avvertenza: ocio alle goccioline sulla carta per rivestire lo stampo (io ho usato quello da plum-cake normale, 25x10, le dosi che vi darò di seguito sono pensate per questa dimensione). 
Che dire? Buona panificazione for dummies! :)



Ingredienti (prima versione):

250gr di farina manitoba
250gr di farina di grano saraceno
una manciatina piccola di semi di finocchio
125gr di yogurt bianco magro
325ml di acqua (oppure 250 ml di latte e 125 ml di acqua, a piacere!)
2 cucchiaini di zucchero di canna (la ricetta dice due cucchiai ma a me sembrava un po' tanto...Magari la prossima volta, quando ne faccio uno dolce, provo!)
2 cucchiaini di bicarbonato
1 cucchiaino di sale (io l'ho trovato un po' sciapo, se vi piace un po' più saporito mettetene 2)



Ingredienti (seconda versione):

200gr di farina manitoba (ma va benissimo anche la 00)
200gr di farina integrale
100gr di crusca


125gr di yogurt bianco magro
325ml di acqua
2 cucchiaini di zucchero di canna
2 cucchiaini di bicarbonato
1 cucchiaino di sale 

Accendere il forno a 180°, foderare lo stampo con carta forno leggermente inumidita e ben strizzata. Mescolare le farine in una ciotola (quella bianca setacciata) con zucchero, sale, bicarbonato setacciato, mescolare bene bene con movimenti ampi. 
Diluire lo yogurt nell'acqua (tiepida), quindi versare tutto sulle farine, e mescolare ancora con movimenti ampi finché non si siano amalgamati bene gli ingredienti (ma non troppo a lungo, basta che il composto risulti omogeneo). Versare l'impasto nello stampo, livellare, fare un'incisione col coltello sulla parte superiore e infornare per 30 minuti, quindi sfornare, togliere il pane dallo stampo, e cuocere direttamente con la sola carta sulla griglia del forno per altri 10 minuti. Lasciar raffreddare qualche minuto e servire (è buono anche tiepido!).

March 26, 2010

Torta Pasqualina



Questi sono giorni carichi di emozioni e di nuove esperienze. Ieri sera, la gioia di trovarmi insieme a tante persone con le stesse idee, le stesse insoddisfazioni, la stessa voglia di cambiamento e lo stesso desiderio di far sentire la propria voce e mostrare la propria presenza. Persone che non hanno paura di prendere posizione, ma soprattutto, che una posizione ce l'hanno, un'opinione informata e una buona dose di senso critico pure. Davvero, è stato bello esserci, anche se non proprio lì, anche se in un'altra piazza, comunque gremita di giovani. Bello applaudire, ridere, e allo stesso tempo riflettere su una situazione tutt'altro che rosea, e sapere che si è in tanti, tantissimi, a dire basta. La serata di ieri sera mi ha dato un po' di carica, un po' di fiducia, nonostante continui a non essere facile avere speranza, a 22 anni, in questo paese. Vorrei comunque provarci e vorrei vedere mille serate come quella di ieri. 
Domani, invece, altra musica, parteciperò come uditrice al congresso regionale di Slow Food: un'esperienza sicuramente interessante che mi incuriosisce molto. Staremo a vedere, sicuramente ve ne racconterò nei prossimi giorni. 
In mezzo a tutto questo, il tempo di fermarsi ai fornelli non è e non sarà molto, ragione per cui oggi vado con una ricettina super-veloce e in tema con il periodo: la torta pasqualina, un dolce povero tipico della tradizione dei miei luoghi. 


Ingredienti:

- 300 gr di farina 00
- 100 gr di zucchero 
- 2 uova
- 0,5 dl di latte
- 100 gr di burro fuso
- 1 bustina di lievito per dolci
- 1 scorza di limone grattugiato
- 1 pizzico di sale
- zucchero in  granella (o zuccherini colorati/codette)

Disporre la farina a fontana, rompere dentro le uova, versare lo zucchero e mescolare con cura. Aggiungere quindi il burro fuso, la scorza di limone, il latte e il pizzico di sale. Impastare nuovamente, infine aggiungere il lievito e continuare ad impastare finché l'impasto non diventa omogeneo. Formare una palla, inumidire la superficie superiore spennellandola con un po' d'acqua, quindi rovesciare la palla su un piatto in cui avrete disposto la granella di zucchero o le codette colorate. Sistemare la palla sulla piasta del forno coperta da cartaforno e infornare a 190° per circa 30 minuti, facendo la prova stecchino per controllare che sia perfettamente cotta. 
Essendo un dolce dall'impasto consistente, è ottimo a colazione o a fine pasto accompagnato da un buon vino passito come il Torcolato o il Recioto della Valpolicella. 

March 25, 2010

Camille


Mia mamma è sempre stata un po' fissata con l'alimentazione. A casa mia ci sono sempre state pochissime schifezze golose. Non c'era verso,  si poteva rovistare sugli scaffali stando in punta di piedi o sopra la sedia per ore...Niente patatine, niente kinder qualsiasi cosa, niente Nutella. In generale, la merenda che trovavo al ritorno dal rientro pomeridiano erano a rotazione pane e marmellata/miele, uno yogurt, una fetta di torta margherita o di crostata fatta in casa, té con qualche biscotto; d'estate, c'erano i gelati alla frutta. Ogni tanto, però, capitava che non avesse il tempo per fare i dolci,  allora comprava le tortine che le sembravano meno nocive per la salute: le camille del Mulino Bianco. Evidentemente, quell'arancia, quella carota, quella bella mandorlona dipinte sulla confezione la rassicuravano più di altre. Per il resto, ho vaghi ricordi di sporadici plum-cake (allo yogurt, of course!) e di qualche sparuto saccottino (alla marmellata, che vi credevate, al cioccolato?? Seeee :D). Quindi le camille sono state le uniche vere protagoniste "industriali" delle merende della mia infanzia. Comunque mi piacevano tanto, mi piaceva il colore, mi piaceva il gusto, mi piaceva staccare quel pezzettino di pasta al centro del fondo incollato alla carta, mi piaceva romperle con le mani e alla fine tirar su le briciole rimaste con la punta delle dita. Il tutto, rigorosamente davanti ai cartoni animati di Italia1 o davanti a Solletico (ve lo ricordate, su Rai1?)! :D
Oggi ho rifatto le camille. Le ho rifatte perché gironzolando nei blog ho visto che in questo simpatico post propone di rifare le merendine dell'infanzia, quelle confezionate che si mangiavano al pomeriggio davanti alla tv. Io non avevo che queste da rifare, però mi piaceva molto l'idea di questo tuffo nel passato (seppur recente!), e mi sono molto divertita a farle. Il risultato? Sono buonissime! Oddio, non sono esattamente uguali nella forma, però il gusto è molto simile. 
La ricetta l'ho presa da qui, io ho dimezzato le dosi (è solo una questione di quante tortine volete fare) a me con i seguenti ingredienti ne sono venute 12.

 Ingredienti x 12 camille:

- 1  uovo
- 90 gr di zucchero
- 40 gr di mandorle pelate e tritate al mixer
- 100 gr di carote tritate al mixer
- 25 ml di olio di semi
- 20 ml di latte (scremato)
- 15 ml di succo d'arancia
- 120 gr di farina 00 per dolci
- 1/2 bustina di lievito vanigliato per dolci
- 1/2 scorza grattugiata di un'arancia

Sbattere a lungo l'uovo con lo zucchero, facendo movimenti ampi per incorporare aria, fino ad ottenere un composto denso e chiaro.Unire le mandorle e le carote tritate al mixer, la scorza d'arancia grattugiata, l'olio, il latte e il succo d'arancia. Per ultimo, incorporare la farina setacciata con il lievito. Mescolare fino ad ottenere un composto ed omogeneo. Imburrare ed infarinare degli stampini da muffin, riempirli a metà (non di più), livellare un po' la superficie e cuocere in forno preriscaldato a 170-180° (regolatevi voi con vostro forno) per 15-20 minuti. 
Da servire tiepidi accompagnati da un episodio di Rossana, uno di Holly e Benji e uno di Sailor Moon.
Con questa ricetta partecipo alla raccolta "Rifacciamo Merenda" di Chiaretta.

March 21, 2010

Risi e bisi per salutare la primavera


La primavera è arrivata timida e grigiolina da queste parti. Per il pranzo della domenica, c'è ancora spazio un bel risotto fumante, caldo e consolario... Questo di oggi, però, è in realtà un piatto primaverile al 100%! Mica ci si vuole far intristire così facilmente, no? :D 
Piccolo excursus storico-gastronomico: i risi e bisi (riso coi piselli) sono proprio un classico veneto del periodo pasquale, quando si iniziano a trovare i primi legumi (pisellini, fave, fagiolini ecc). Si tratta di un piatto di antica tradizione, tanto che pare si usasse offrirlo al Doge di Venezia il 25 aprile, giorno di San Marco, patrono della città. 
Torniamo a noi: da quando ho memoria, i risi e bisi a casa mia si sono sempre fatti, è molto apprezzato da tutti! Di solito si fa in primavera, ma è buono sempre, a condizione che si usino piselli freschi o comunque piselli surgelati immediatamente dopo la sgranatura (primaverile o di fine estate).  
La ricetta tradizionale vede l'uso di pancetta dolce e cipolla per il soffritto, e di prezzemolo e  pepe per profumare. Molti ora sostituiscono la pancetta con il prosciutto cotto...Procedimento poco filologico ma sicuramente più salutista (vedete voi cosa scegliere! :D). Io vi propongo la mia personale rivisitazione dei risi e bisi, vi assicuro che è buonissima!

Ingredienti per 4 persone:

- 300gr di riso vialone nano o Grumolo delle Abadesse (Verona)
- 300gr di piselli freschi
- 40 gr di pancetta affumicata
- 2 piccoli scalogni
- un mazzetto di erba cipollina fresca 
- 10 gr di burro
- brodo vegetale (fatto con 1 gambo di sedano, una carota tagliata a pezzi e una cipolla bianca)
- sale q.b.
- grana padano (opzionale)

Preparare anticipatamente il brodo. A parte, lessare i piselli per una decina di minuti dopo il bollore. 
In una casseruola mettere lo scalogno tritato finemente con la pancetta (senza aggiungere altri grassi), e lasciar soffriggere per qualche minuto. Versare quindi il riso e lasciar tostare mescolando bene. Iniziare a bagnare col brodo, un mestolo alla volta (continuando a girare perché non si attacchi), e portare il riso a metà cottura. A metà, aggiungere i piselli scolati. Finire di cuocere il riso, facendo in modo che alla fine resti un po' più brodoso di un normale risotto. Spegnere il fuoco, mantecare con il burro, aggiungere l'erba cipollina e servire immediatamente su delle fondine, eventualmente spolverando con del formaggio grana o parmigiano grattugiato. 

Con questa ricetta partecipo aContest di Pasqua Silikomart e Laricetteria.com 

March 20, 2010

Zaéti





Oggi, dato che il tempo è grigio e minaccioso, è stato quello che io definisco un pomeriggio all'insegna dell'horizontal time, ovvero spalmaggio cronico sul divano a leggere e dormire! Premesso che odio andare per negozi il sabato pomeriggio (cosa riesci a vedere e provare REALMENTE con tutta quella ressa? Io proprio non ce la faccio), che preferisco farmi un giro in bicicletta e rimandare l'uscita alla sera, e che oggi di biciclette non se ne parla, oggi è andata così, di relax letterario. Bel quadretto, no? Un po' alla Emily Brönte :D In effetti però, mancava qualcosa. No, non sono i vicini da ricevere, no non sono lettere segretissime da leggere... Ovvio, il té delle cinque coi biscottini! :D Affresco romanzesco completato!
I biscotti in questione sono i famosi (almeno credo!) zaéti veneziani, fatti con metà farina di mais (che qui ha sempre abbondato), l'uvetta e poco altro, insomma un impasto della cucina povera (eppure così buono!). Le variazioni sul tema vedono la non-spolveratura con lo zucchero a velo, l'uso di uvetta ammollata nella grappa invece che nell'acqua, dei soli tuorli invece delle uova intere, l'aggiunta di un po' di lievito e addirittura di pinoli. Questa è la versione classica, una ricetta di Raffaella, una signora di Mestre amica di famiglia.



Ingredienti:

- 250 gr di farina di mais (gialla)
- 250 gr di farina 00
- 150 gr di zucchero
- 4 uova
- 200gr di burro 
- 100 gr di uvetta (ammollata in acqua tiepida)
- la scorza grattugiata di un limone (meglio se non trattato)
- 1 bustina di vanillina
- un pizzico di sale
- zucchero a velo per spolverare

Miscelare le due farine (setacciate quella bianca) insieme al sale, la scorza del limone e la vanillina. Sbattere a lungo le uova con lo zucchero. Incorporarle alle farine. Aggiungere infine il burro ammorbidito e l'uvetta strizzata dell'acqua e leggermente infarinata. Impastare gli ingredienti, aggiungendo un po' di latte se l'impasto è troppo duro, finché non si otterrà un impasto omogeneo. Formare delle palline di impasto e posizionarle sulla teglia del forno coperta da cartaforno. Schiacciarle leggermente (non troppo, i zaéti devono restare un po' spessi e morbidi dentro).  Cuocere in forno statico a 175-180° per 15-20 minuti circa (regolatevi voi poi con il vs forno). Sfornarli e spolverizzarli con lo zucchero a velo quando sono ancora caldi. 
Sono ottimi serviti con il té ma anche così, al volo, o come sfizio insieme al caffé. Possono essere conservati anche per molti giorni in una scatola di latta (anche se mi sa che non arrivano ai due giorni...:D)

Merendina perfetta! Ho potuto continuare la mia lettura praticamente fino adesso...E per continuare sull'onda del relax da divano, stasera mi ordino la pizza!! :D

March 19, 2010

Frittini di Riso - Carnival Rice Fritters


Io e mio papà siamo quanto più di diverso possa esistere al mondo: intuito contro pragmatismo, flessibilità contro schematicità, ragionevolezza contro rigidità. Non è difficile capire come spesso finiamo per punzecchiarci, e nemmeno che spesso le sue azioni o parole mi esasperino all'inverosimile. Per fortuna (e lo dico davvero), negli ultimi tre anni ci siamo visti molto poco, un weekend ogni 2-3 settimane. La lontananza ci fa bene, ci fa vedere il buono del nostro rapporto ( e ce n'è tanto), ci fa godere del tempo che si passa insieme senza continui piccoli battibecchi per ogni minuzia. Ora che sono temporaneamente tornata a casa per un paio di mesi, la cosa tende a riproporsi di nuovo, con la sola differenza che sto imparando a trattenermi, a capire e tacere, che tanto non cambia nulla comunque, ci sono dei vuoti di comprensione che non verranno mai colmati, nonostante gli sforzi reciproci, che comunque ci sono. Lui con me ha la pazienza di Giobbe, incassa anche le frecciate più acide, le ironie più pesanti, spesso se le lascia scorrere addosso; io idem, cerco di accettare, senza troppo chiedermi le ragioni, le sue piccole fissazioni e manie, la sua inconcepibile scala delle priorità. Insomma, la convivenza tra due persone così lontane caratterialmente non è facile. Eppure, c'è un eppure. La sua generosità è talmente grande che mi darebbe anche l'anima. So che è banale dirlo, ma non mi è mai mancato niente, forse un po' di comprensione, di empatia da parte sua, ma non si può chiedere tutto. D'altra parte, non mi è mai mancato il suo sostegno, economico e morale, in tutte le mie scelte, i miei sogni e i miei progetti; né la sua fiducia, le sue pur poco ortodosse manifestazioni d'affetto. Insomma, in breve, il nostro rapporto non sarà idilliaco, ma è solo questione di accettare i limiti e le differenze altrui, rispettarle, e prendere tutto quel buono, tanto buono, che c'è.
Ok chiusa parentesi sentimentale. Appropooooooosito di buono, siccome io sono tanto cara e anche se lo insulto lo penso sempre, mica mi sono dimenticata che oggi è la sua festa!! :D Infatti oggi, dopo pranzo, non appena se l'è svignata al lavoro, mi sono messa all'opera per fargli una sorpresina per stasera. A dire il vero ero molto indecisa, ero quasi tentata di cimentarmi sulle zeppole... Poi però ho desistito, uno perché senza amarene le zeppole sono mutilate e io non le avevo, e due perché mi son detta "Facciamo un classico delle nostre parti, dai!", anche perché le feste "calendariali" sono belle proprio per avere diversi dolci nei diversi luoghi d'Italia. Quindi, via libera alla frittura!! :D
La ricetta delle frittelle di riso l'ho presa da Paoletta; ovviamente sono venute perfette, belle croccanti e col cuore morbido di riso e latte.

Ingredienti per 18 frittelle di media grandezza:

600 ml di latte (io scremato)
150 gr di riso originario (io vialone nano)
1 pizzico di sale
1 strisciolina di scorza di limone
2 cucchiaini rasi di lievito
1/2 cucchiaino di cannella
60gr di farina (io 00 per dolci)
40gr di zucchero
1 uovo
olio di semi di arachide (io semi vari)
zucchero semolato a piacere per la decorazione

Scaldare il latte con dentro la buccia di limone e il sale; non appena è caldo, aggiungere il riso e far sobbollire piano e mescolando di tanto in tanto, facendo attenzione che non si attacchi, fino a che il latte non si è assorbito.


Raffreddato bene il risolatte, aggiungere l'uovo sbattuto, lo zucchero, la farina setacciata con insieme il lievito e la cannella. Amalgamare bene, aggiungere un cucchiaio di farina se troppo molle, un po' di latte se troppo duro. Scaldare la padella con l'olio sul fuoco più grande, ma a fiamma media (temperatura dell'olio 175°).  Una volta caldo, fare delle palline aiutandosi con due cucchiai e gettarle nell'olio. Io ho fritto le frittelle in due tranche, girandole più volte per lato, finché non erano belle dorate-scure. Una volta cotte, scolarle con una schiumarola, e porle su un piatto con carta assorbente. Infine, rotolarle nello zucchero semolato. 
Le dosi sono davvero ottime, l'impasto viene piuttosto consistente e non assorbe olio in eccesso durante la cottura. 
Che dite, sarà vero che a San Giuseppe sono tutti più buoni? :D


March 9, 2010

Vintage pie (i.e. la pinza di mia nonna!)


Ieri vi ho raccontato qualcosa del mio caro nonno materno e del suo meraviglioso orto biologico (ma lui mica lo sa cos'è il biologico, ha sempre fatto così e basta! :D). Oggi invece vi parlo dell'altra parte della famiglia, ovvero la nonna paterna (di 90 anni giusti giusti!), che vive a 100 passi (forse meno) da casa mia. Se mio nonno è il produttore, lei è la trasformatrice: capita spesso che le porti le verdure in eccedenza (donate appunto dal nonno) e che lei le trasformi in conserve, salse, composte, caponate ecc ecc., poi riposte in dispensa o in freezer e pronte per essere ripescate ogni volta che le/ci va! :) E sì, perché anche se le verdure di stagione per me sono un must, non vuol dire che non capiti di impazzire per la voglia di melanzane o pomodoro fresco. Presto detto: vado da lei e faccio razzia! :) 
Giusto giusto ieri, in occasione della festa della donna e non solo, sono andata a trovarla. Insieme al magico bottino verduraio, mi ha dato anche un regalino dolce, una cosa che fa piuttosto spesso, specie in quaresima, e che le ricorda la sua infanzia, quando non c'era molto per fare i dolci, e bastava un po' di zucchero da aggiungere al solito impasto per fare la gioia di tutti. Trattasi di una "pinza" che mangio da tempi ormai immemorabili e che, nonostante la sua semplicità, mi ha sempre scaldato il cuore nel periodo di transizione tra febbraio e marzo, quando il carnevale è finito ma la primavera stenta ad arrivare, la mattina tuffata nel latte caldo oppure per merenda pucciata nel té. Essendo infatti un dolce poco lievitato e piuttosto consistente, è buono se ammorbidito in un liquido caldo (embé, una volta si faceva così no? :D e questo dolce si confà alle abitudini di una volta, giustamente!), meglio ancora se si scalda un po' in forno pure lui, così emana tutto il suo fragrante profumino. Non impressionatevi per la presenza dello strutto, come vi dicevo, è un dolce casereccio e povero... E poi, una volta ogni tanto, fa solo bene (molto meglio dei grassi idrogenati della margarina!).
Comunque, curiosa di conoscere la ricetta, l'ho interrogata per ben benino, e nonostante la difficoltà nell'esattezza delle dosi (si sa, le nonne vanno molto ad occhio), in qualche modo sono arrivata a questa, che vi propongo.


Ingredienti :

- 500g di farina 00
- 1 cucchiaio di zucchero "bianco"
- una bella manciata di uvetta
- la scorza grattugiata di un limone
- 25g di strutto (un cucchiaio raso)
- 25g di burro
- 1 bustina di lievito per dolci
- una manciata di ciccioli di maiale macinati



- mezzo bicchiere di latte
- acqua q.b

Il procedimento è semplicissimo. Si mescola la farina addizionata del levito con lo zucchero, poi il burro a cubetti e lo strutto, infine il resto degli ingredienti solidi. Si impasta il tutto con il latte e l'acqua fino ad ottenere un impasto omogeneo ma non troppo morbido. Si stende fino a raggiungere lo spessore di  2-3 cm. Si bucherella la superficie con una forchetta e si pone sulla teglia del forno coperta di carta forno e si inforna a 180° per circa 40 minuti, e comunque fino a che non risulta bella dorata sopra. Spolverare con zucchero semolato e servire tiepida. 

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Recipe in English

Grandma's Pinza (Sweet-Savory Raisin Flatbread)

Ingredients are very approximate as Grandma doesn't mesure anything!

- 500 gr all purpose flour
- 1 T white granulated sugar
- 1 handful raisins
- grated zest of one lemon
- 25 gr butter
- 1 T lard
- 1 bag (16 gr) of baking powder
- 1 handful of deep-fried pork skins (ciccioli), chopped
- 1/2 glass (about 2/3 cup) milk
- water to mix the dough

Preheat the oven to 180°C. Mix flour with baking powder and sugar. Add butter cut into cubes and lard and incorporate to the flour mix using a wooden spoon or your fingers. Add lemon zest, raisins, pork skins and stir well. Add milk and stir again, then add water little little until you get a dough that comes together and is lightly sticky, but that you can work with a rolling pin. Flatten the dough on floured surface until it is 2 cm thick, transfer it on a greased baking dish (you can also use parchment to cover the dish). Fork the surface to create some air holes. Bake for about 40 minutes, until golden and cooked through. Remove, sprinkle with some more sugar, and serve warm.