March 31, 2010

Conchiglie gialle con carletti e fiammiferi di provola



Oggi si parla di erbette di campo! :D I carletti (o strigoli o stridoli) sono erbe spontanee primaverili che crescono un po' ovunque. La parte commestibile è quella costituita dai germogli fogliari giovani, che si possono mangiare sia crudi nelle insalate, sia cotti in frittate, risotti, sughi per la pasta. Adoro andare a caccia di carletti per un semplice motivo: perché sono facilissimi da trovare, semplicemente andando in mezzo ai campi, a differenza dei bruscandoli (i germogli del luppolo) o gli asparagi selvatici, che si trovano rispettivamente lungo gli argini o in zone ombrose tipo pinete o boschetti. Ecco, mi danno tanta soddisfazione :D
Il modo migliore per gustarli, secondo me, è col risotto. Però dato che di risotti di questi tempi ne ho fatti parecchi, stavolta ho deciso di farne un sughetto per la pasta, divertendomi a giocare coi colori primaverili giallo-verde aggiungendo anche lo zafferano!



Conchiglie gialle con carletti e fiammiferi di provola
Ingredienti (x2):
- 180gr di conchiglie
- un mazzetto di carletti freschi
- una bustina di zafferano in polvere
- panna da cucina 65gr
- 40gr provola affumicata 
- uno scalogno
- sale q.b.
- 1 cucchiaio di olio evo 

Lavare  i carletti e rimuovere i gambi. Tritare finemente lo scalogno e farlo rosolare in padella con un cucchiaio d'olio evo. Unire i carletti e far cuocere qualche minuto, quindi unire la panna. Sciogliere lo zafferano un poca acqua tiepida. Nel frattempo cuocere la pasta, scolarla al dente, versarla nella padella con i carletti e la panna, unire lo zafferano sciolto e saltare per un minuto. Servire con la provola affumicata tagliata a fiammifero e disposta sopra la pasta fumante.
Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Note di Cioccolato "Oro nel piatto".



March 30, 2010

Irish Soda Bread 2x1

Non avevo mai sentito dell'esistenza di questo pane, né dell'uso del bicarbonato come agente lievitante...Poi si sa, io non sono una grande esperta di lievitati, anzi, diciamo che sono proprio gnucca! :) Comunque, qualche tempo fa, leggendo il blog di Sabrine, ho visto la ricetta di un pane "fast&easy" che si fa con il bicarbonato, e sono stata tentata di provarlo. Per chi non lo conoscesse (ma immagino di essere l'unica a cascare dal pioppo, come si dice dalle mie parti), trattasi di Irish Soda Bread. Il principio è molto semplice (trovate un'ottima spiegazione qui): tutto sta nell'equilibrio tra elementi in polvere (500gr) ed elementi liquidi (500ml di cui almeno 125gr di yogurt, poi a piacere in percentuale latte/acqua). La presenza di almeno 125gr di latticello/yogurt bianco serve per innescare la lievitazione (perché il bicarbonato agisce in ambiente acido). Per il resto, si possono mixare e variare le dosi delle farine più diverse, arricchire il pane con semini, aromi, e ingredienti dolci o salati (a seconda dell'uso che ne dovete fare). Io ne ho fatti due (così da sfruttare l'uso del forno), in due varianti diverse. La consistenza finale è un pane piuttosto "denso", per cui per chi non divora pane a raffica un filone dura anche diversi giorni. Il vantaggio della densità è che resta anche abbastanza umido dentro, per cui si conserva bene a lungo senza seccarsi. Se vi sembra di non riuscire mai a finirlo, tagliatelo a fette e congelatelo, si scongela in un attimo in forno ed è sempre buono. Altra nota: ho trovato che la parte esterna, la simil-crosta, fosse un po' stucchevole, forse è stata colpa della carta forno troppo umida, quindi ecco, un'avvertenza: ocio alle goccioline sulla carta per rivestire lo stampo (io ho usato quello da plum-cake normale, 25x10, le dosi che vi darò di seguito sono pensate per questa dimensione). 
Che dire? Buona panificazione for dummies! :)



Ingredienti (prima versione):

250gr di farina manitoba
250gr di farina di grano saraceno
una manciatina piccola di semi di finocchio
125gr di yogurt bianco magro
325ml di acqua (oppure 250 ml di latte e 125 ml di acqua, a piacere!)
2 cucchiaini di zucchero di canna (la ricetta dice due cucchiai ma a me sembrava un po' tanto...Magari la prossima volta, quando ne faccio uno dolce, provo!)
2 cucchiaini di bicarbonato
1 cucchiaino di sale (io l'ho trovato un po' sciapo, se vi piace un po' più saporito mettetene 2)



Ingredienti (seconda versione):

200gr di farina manitoba (ma va benissimo anche la 00)
200gr di farina integrale
100gr di crusca


125gr di yogurt bianco magro
325ml di acqua
2 cucchiaini di zucchero di canna
2 cucchiaini di bicarbonato
1 cucchiaino di sale 

Accendere il forno a 180°, foderare lo stampo con carta forno leggermente inumidita e ben strizzata. Mescolare le farine in una ciotola (quella bianca setacciata) con zucchero, sale, bicarbonato setacciato, mescolare bene bene con movimenti ampi. 
Diluire lo yogurt nell'acqua (tiepida), quindi versare tutto sulle farine, e mescolare ancora con movimenti ampi finché non si siano amalgamati bene gli ingredienti (ma non troppo a lungo, basta che il composto risulti omogeneo). Versare l'impasto nello stampo, livellare, fare un'incisione col coltello sulla parte superiore e infornare per 30 minuti, quindi sfornare, togliere il pane dallo stampo, e cuocere direttamente con la sola carta sulla griglia del forno per altri 10 minuti. Lasciar raffreddare qualche minuto e servire (è buono anche tiepido!).

March 29, 2010

Tagliatelle grezze con pesto di rucola e mandorle e scampi


Questo è stato un weekend piuttosto impegnativo, come lo sarà la settimana che sta iniziando, e quella successiva. Sabato sono stata al Congresso Regionale Slow Food Veneto, un incontro interessante ed importante, che mi ha aperto gli occhi su molte cose, innescato anche tanti interrogativi, ma comunque fatto molto riflettere. Grazie a questa partecipazione ho potuto vedere da vicino come funziona il vertice, diciamo, come si articola l'associazione nel concreto. Sono stata felice soprattutto di constatare che c'è molto ricambio e molto poco attaccamento alle sedie, con 23 su 27 fiduciari freschi di elezione e con molti volti nuovi, giovani e freschi. Mi piace pensare di essere parte di un'associazione che non solo coinvolge i giovani, ma lascia loro spazio, anche per ruoli di responsabilità, e dà loro la possibilità di esprimersi e di mettersi alla prova, in breve di dimostrare cosa sanno fare. Davvero, sono stata molto positivamente colpita, al di là dei discorsi che assolutamente condivido, nel notare questo ricambio costante. Vabbè, poi non vi racconto del buffet...:D
Questa settimana, invece, sono in partenza direzione Torino, e poi da lì verso il Belgio per una cinque giorni a zonzo per le Fiandre! Eh si, dato che è "Pasqua con chi vuoi", abbandono le colombe (tutte tranne una, mica mi son dimenticata, eh! :D)  e mi dedico a gauffres e birre! Già bella che munita di una guida fai-da-te e di una fa-da-lei, non mi resta  che impacchettare tutto (senza dimenticare l'ombrello, che si sa, il Belgio tanto caro tanto bello ma quanto a meteo...tralasciamo!) e andare. Non vedo l'ora di provare tutte quelle cose che ho solo visto nel suo libro/blog, di visitare quei loghi magnifici e, perché no, anche di staccare un po'...Sisi, insomma, si è capito! :D
Comunque, almeno finché non me ne vado, ho ancora un po' di tempo per postare qualche ricettina sfiziosa. :)
Oggi si va di primo piatto, con un sugo fresco e gustosissimo che ho adorato fin dal primo istante: il pesto di rucola e mandorle. La prima volta che l'ho provato l'ho usato così, in purezza, per condire un bel piatto di trenette, e sono rimasta soddisfattissima. Dato che però ormai è un po' che lo faccio, mi è venuta voglia di fare qualche variazione sul tema, di aggiungerci qualcosa, iniziando da un abbinamento classico. Cosa vi dice scampi e rucola? :D

Tagliatelle grezze con pesto di rucola e mandorle e scampi

Ingredienti (x2)
- 180 gr di tagliatelle fresche di sfoglia grezza
- 60 gr di rucola
- una manciatina di mandorle
- 1 spicchio d'aglio
- olio evo
- sale
- parmigiano reggiano
- 8 scampi

Lavare e asciugare la rucola, metterla nel mixer con le mandorle, lo spicchio d'aglio tagliato a pezzetti e il parmigiano, e tritare aggiungendo olio un po' alla volta finché non ha raggiunto la consistenza cremosa desiderata. A parte lavare gli scampi e cuocerli in acqua bollente salata per 3-4 minuti. Quindi scolarli (senza buttare l'acqua di cottura, e trasferirli in una padella calda con aglio e olio. Saltarli qualche minuto a fuoco vivo, bagnandoli eventualmente con un po' della loro acqua. Nel frattempo portare a bollore l'acqua per la pasta, buttarci le tagliatelle, e una volta cotte al dente scolarle e aggiungerle agli scampi, finendo la cottura in padella aggiungendo sempre un po' di acqua di cottura degli scampi. Alla fine, togliere dal fuoco, unire il pesto di rucola e e mandorle e servire con un filo d'olio evo a crudo. 

March 27, 2010

Chi accompagna la colomba? Il radicchio!



Il radicchio tardivo di Treviso è considerato il più pregiato tra i suoi simili. Il suo gusto più docile e amabile rispetto agli altri tipi di radicchio lo rendono perfetto per preparazioni, oltre che salate, anche dolci (farciture, creme, salse e composte). Ho provato questo strano abbinamento una volta e l'ho adorato subito: tutto sta nel saper equilibrare quella nota di amarognolo senza smorzare troppo i contrasti, che secondo me devono rimanere. Il risultato è davvero sorprendente. 
Allora ho pensato...Perché non provarlo anche in abbinamento alla colomba? E perché non provare a partecipare con questa ricettina al contest di Babs+Genny in collaborazione con Loison? Massì, proviamo!:D


Cialdine di colomba con marmellata di radicchio tardivo e meringa alla ricotta 

Ingredienti (dosi per 2 persone):
- colomba - 2 fette (io ho usato quella classica con canditi)
Per la crema:
- radicchio tardivo di treviso - 120 gr
- zucchero - 20 gr
- recioto della Valpolicella - 0,1 dl
- ricotta vaccina fresca - 100 gr
- zucchero a velo - 20 gr
- albumi montati a neve - 2
- miele d’acacia - 10 gr
- amaretti - 1


Togliere la glassa dalle fette di colomba, foderare 4 stampini per muffin o 2 per crostatina facendo pressione con le dita per fare aderire bene la pasta ai bordi. Passarli al grill per qualche minuto, finché non sono dorati e non hanno preso la forma. Estrarre dal forno e lasciar raffreddare dentro gli stampini, quindi sformare le cialdine e metterle da parte. 
Pulire e lavate accuratamente il radicchio, quindi tagliarlo a julienne. Fondere lo zucchero a fuoco vivo in una padella, incorporare il radicchio e bagnare con il recioto. Cuocere finché la consistenza non diviene simile ad una marmellata. Montare gli albumi a neve a bagno maria (acqua calda ma non bollente) con lo zucchero a velo in modo da ottenere una meringa. Incorporare la ricotta precedentemente ammorbidita col miele, mescolando delicatamente dal basso verso l'alto affinché il composto non smonti. Riempire le cialdine di colomba con la marmellata di radicchio, quindi con il sac à poche nappare con la meringa alla ricotta e decorare con briciole d'amaretto. 

March 26, 2010

Pasqua si avvicina: torta pasqualina!



Questi sono giorni carichi di emozioni e di nuove esperienze. Ieri sera, la gioia di trovarmi insieme a tante persone con le stesse idee, le stesse insoddisfazioni, la stessa voglia di cambiamento e lo stesso desiderio di far sentire la propria voce e mostrare la propria presenza. Persone che non hanno paura di prendere posizione, ma soprattutto, che una posizione ce l'hanno, un'opinione informata e una buona dose di senso critico pure. Davvero, è stato bello esserci, anche se non proprio lì, anche se in un'altra piazza, comunque gremita di giovani. Bello applaudire, ridere, e allo stesso tempo riflettere su una situazione tutt'altro che rosea, e sapere che si è in tanti, tantissimi, a dire basta. La serata di ieri sera mi ha dato un po' di carica, un po' di fiducia, nonostante continui a non essere facile avere speranza, a 22 anni, in questo paese. Vorrei comunque provarci e vorrei vedere mille serate come quella di ieri. 
Domani, invece, altra musica, parteciperò come uditrice al congresso regionale di Slow Food: un'esperienza sicuramente interessante che mi incuriosisce molto. Staremo a vedere, sicuramente ve ne racconterò nei prossimi giorni. 
In mezzo a tutto questo, il tempo di fermarsi ai fornelli non è e non sarà molto, ragione per cui oggi vado con una ricettina super-veloce e in tema con il periodo: la torta pasqualina, un dolce povero tipico della tradizione dei miei luoghi. 

Ingredienti:

- 300 gr di farina 00
- 100 gr di zucchero 
- 2 uova
- 0,5 dl di latte
- 100 gr di burro fuso
- 1 bustina di lievito per dolci
- 1 scorza di limone grattugiato
- 1 pizzico di sale
- zucchero in  granella (o zuccherini colorati/codette)

Disporre la farina a fontana, rompere dentro le uova, versare lo zucchero e mescolare con cura. Aggiungere quindi il burro fuso, la scorza di limone, il latte e il pizzico di sale. Impastare nuovamente, infine aggiungere il lievito e continuare ad impastare finché l'impasto non diventa omogeneo. Formare una palla, inumidire la superficie superiore spennellandola con un po' d'acqua, quindi rovesciare la palla su un piatto in cui avrete disposto la granella di zucchero o le codette colorate. Sistemare la palla sulla piasta del forno coperta da cartaforno e infornare a 190° per circa 30 minuti, facendo la prova stecchino per controllare che sia perfettamente cotta. 
Essendo un dolce dall'impasto consistente, è ottimo a colazione o a fine pasto accompagnato da un buon vino passito come il Torcolato o il Recioto della Valpolicella. 

March 25, 2010

Mini-camille arancia carota e mandorla


Mia mamma è sempre stata un po' fissata con l'alimentazione. A casa mia ci sono sempre state pochissime schifezze golose. Non c'era verso,  si poteva rovistare sugli scaffali stando in punta di piedi o sopra la sedia per ore...Niente patatine, niente kinder qualsiasi cosa, niente Nutella. In generale, la merenda che trovavo al ritorno dal rientro pomeridiano erano a rotazione pane e marmellata/miele, uno yogurt, una fetta di torta margherita o di crostata fatta in casa, té con qualche biscotto; d'estate, c'erano i gelati alla frutta. Ogni tanto, però, capitava che non avesse il tempo per fare i dolci,  allora comprava le tortine che le sembravano meno nocive per la salute: le camille del Mulino Bianco. Evidentemente, quell'arancia, quella carota, quella bella mandorlona dipinte sulla confezione la rassicuravano più di altre. Per il resto, ho vaghi ricordi di sporadici plum-cake (allo yogurt, of course!) e di qualche sparuto saccottino (alla marmellata, che vi credevate, al cioccolato?? Seeee :D). Quindi le camille sono state le uniche vere protagoniste "industriali" delle merende della mia infanzia. Comunque mi piacevano tanto, mi piaceva il colore, mi piaceva il gusto, mi piaceva staccare quel pezzettino di pasta al centro del fondo incollato alla carta, mi piaceva romperle con le mani e alla fine tirar su le briciole rimaste con la punta delle dita. Il tutto, rigorosamente davanti ai cartoni animati di Italia1 o davanti a Solletico (ve lo ricordate, su Rai1?)! :D
Oggi ho rifatto le camille. Le ho rifatte perché gironzolando nei blog ho visto che in questo simpatico post propone di rifare le merendine dell'infanzia, quelle confezionate che si mangiavano al pomeriggio davanti alla tv. Io non avevo che queste da rifare, però mi piaceva molto l'idea di questo tuffo nel passato (seppur recente!), e mi sono molto divertita a farle. Il risultato? Sono buonissime! Oddio, non sono esattamente uguali nella forma, però il gusto è molto simile. 
La ricetta l'ho presa da qui, io ho dimezzato le dosi (è solo una questione di quante tortine volete fare) a me con i seguenti ingredienti ne sono venute 12.



 Ingredienti x 12 camille:

- 1  uovo
- 90 gr di zucchero
- 40 gr di mandorle pelate e tritate al mixer
- 100 gr di carote tritate al mixer
- 25 ml di olio di semi
- 20 ml di latte (scremato)
- 15 ml di succo d'arancia
- 120 gr di farina 00 per dolci
- 1/2 bustina di lievito vanigliato per dolci
- 1/2 scorza grattugiata di un'arancia

Sbattere a lungo l'uovo con lo zucchero, facendo movimenti ampi per incorporare aria, fino ad ottenere un composto denso e chiaro.Unire le mandorle e le carote tritate al mixer, la scorza d'arancia grattugiata, l'olio, il latte e il succo d'arancia. Per ultimo, incorporare la farina setacciata con il lievito. Mescolare fino ad ottenere un composto ed omogeneo. Imburrare ed infarinare degli stampini da muffin, riempirli a metà (non di più), livellare un po' la superficie e cuocere in forno preriscaldato a 170-180° (regolatevi voi con vostro forno) per 15-20 minuti. 
Da servire tiepidi accompagnati da un episodio di Rossana, uno di Holly e Benji e uno di Sailor Moon.
Con questa ricetta partecipo alla raccolta "Rifacciamo Merenda" di Chiaretta.



March 24, 2010

Di vecchi saggi e giovani accorti: insalata di scampi, finocchio e pompelmo rosa



C'era una volta, in un piccolo paesetto di 400 abitanti circondato da campi e campi e qualche capannone, un piccolo ambulatorio di un medico di base. Essendo l'età media del suddetto paesetto intorno alla sessantina e anche più, non è difficile immaginare che questo mini ambulatorio fosse sempre affollato di gente che, pur avendo di certo qualche magagna (data la veneranda età dei più), spesso ci andava per semplici ragioni di svago e socializzazione. Sicure di trovarci loro carissime compaesane e coetanee, le amabili vecchine armate di bastone facevano il tragitto con assiduità quasi giornaliera. Capitava però, ogni tanto, che anche qualche gggiovine (razza rara) del paese si ammalasse o avesse bisogno di una ricetta, e che dovesse aggiungersi al pellegrinaggio verso l'ambulatorio. In queste occasioni, il ggiovine aveva la fortuna di udire le magnifiche conversazioni che intercorrevano tra i nostri beniamini. Una di queste lo colpì particolarmente.

Eda: "Aaaaa cara, a gò ea presiòn alta, vara, gò sempre e palpitaxiòn (ah cara, ho la pressione alta, ho sempre le palpitazioni)!"
Ada: "Eeeeeh, cosa xè che se poe farghe, cara! Pì de tore ste pastilie... (eh, cosa ci si può fare, cara! Più di prendere queste pastiglie...)"
Eda: "Eeeeh cara, bisognarìa magnare de manco! (Eh, cara, dovremmo mangiare un po' meno!)"
Ada: "Ah sì! Però eora, se noialtri no mangemo pì, co sta crisi, va in faimento tute e boteghe! (eh si, però se noi non mangiamo più, con sta crisi, falliscono tutte i negozi!)"....
Il ragionamento non faceva una piega...:D


Insalata leggera di scampi, finocchio e pompelmo rosa

Ingredienti (x 2)
- 1 finocchio medio-grande
- 12 scampetti 
- 2 pompelmi rosa
- 2 manciate di rucola fresca
- sale q.b.
- olio evo 1 cucchiaio

Lavare accuratamente gli scampi, inciderli nella parte della coda e cuocerli in acqua bollente per 3-4 minuti, quindi scolarli e lasciarli sgocciolare qualche minuto. Nel frattempo, lavare la rucola e il finocchio, tagliare quest'ultimo a fettine sottili; dividere i pompelmi a metà, sbucciare tre metà e ricavarne o spicchi o rondelle (come preferite); spremere la quarta metà ed emulsionare il succo così ottenuto con un cucchiaio di olio evo e il sale. Condire i finocchi con metà di questa emulsione, quindi comporre il piatto con prima lo strato di finocchi, poi il pompelmo, la rucola ed infine gli scampi scolati. Condire con la restante metà dell'emulsione. 
Non serve che vi dica che è un piatto leggero (del genere che Ada e Eda non potrebbero neanche concepire! :D), però che è molto gustoso sì: l'abbinamento agrumi+finocchi+crostacei è, a parer mio, davvero azzeccato e molto equilibrato. I colori fanno il resto... A chi verrebbe tristezza-da-dieta nel mangiare un piattino così? :D

March 22, 2010

Crema di cavolo rosso e porri

Eh vabbè, rinunciamoci, inizio di primavera rimandato. Non ci resta che piangere, diceva qualcuno. O di scaldarci un po' con creme e colori....



Una delle verdure che mi stanno più simpatiche è il cavolo (o cappuccio) rosso (o viola) :D. Leggendo qua e là nei blog ho visto che non tutti riescono a trovarlo...Io per fortuna ho addocchiato un banchetto del mercato che ce l'ha, ed è stata la tappa fissa settimanale durante tutto l'inverno. La settimana scorsa, quando ci sono andata, ho visto che ne aveva ancora, e non ho potuto resistere all'idea di un bel piatto violetto che ti colora mani, bocca, piatti, tovaglia...tutto!! :D 
Il clima british di oggi era proprio un invito a nozze per fare del mio amico cappuccetto rosso una bella cremina calda e morbida. Eh no, la mia passione per le creme e le zuppette di ogni genere non mi ha ancora abbandonata, anzi... Mi sa che qualcuna di tiepida o fredda farà capolino anche con l'avanzare della bella stagione! :D




Crema di cavolo rosso e porri

Ingredienti (x2):
- mezzo cavolo rosso
- 1 porro
- brodo granulare vegetale
- sale q.b.
- un mazzetto di erba cipollina fresca 
- olio evo
- 2 fette spesse di pane integrale casereccio 

Lavare il porro e il cavolo cappuccio. Dividere la parte bianca del porro da quella verde. Tagliare quella bianca a pezzi di circa 2 cm ciascuno. Tagliare il cavolo rosso a listarelle sottili. Mettere porro e cavolo tagliati in una pentola, coprire d'acqua a filo e cuocere con il coperchio finché le verdure sono molto tenere (controllate il cavolo cappuccio, deve essere molto morbido sennò in passata si sentiranno i pezzettini!). A metà cottura, versare un misurino di brodo granulare vegetale. Nel frattempo, tagliare la parte verde del porro a listarelle, saltarlo in padella con un filo d'olio, un pizzico di sale e l'erba cipollina lavata e tritata. Scaldare il pane su una griglia da entrambi i lati finché non è croccante. Ultimata la cottura delle verdure, frullare con il frullatore ad immersione, regolando il grado di densità a piacere (aggiungendo eventualmente un po' d'acqua o latte). Versare la crema su delle fondine e servire con il porro adagiato al centro e il pane. 

March 21, 2010

Risi e bisi per salutare la primavera


La primavera è arrivata timida e grigiolina da queste parti. Per il pranzo della domenica, c'è ancora spazio un bel risotto fumante, caldo e consolario... Questo di oggi, però, è in realtà un piatto primaverile al 100%! Mica ci si vuole far intristire così facilmente, no? :D 
Piccolo excursus storico-gastronomico: i risi e bisi (riso coi piselli) sono proprio un classico veneto del periodo pasquale, quando si iniziano a trovare i primi legumi (pisellini, fave, fagiolini ecc). Si tratta di un piatto di antica tradizione, tanto che pare si usasse offrirlo al Doge di Venezia il 25 aprile, giorno di San Marco, patrono della città. 
Torniamo a noi: da quando ho memoria, i risi e bisi a casa mia si sono sempre fatti, è molto apprezzato da tutti! Di solito si fa in primavera, ma è buono sempre, a condizione che si usino piselli freschi o comunque piselli surgelati immediatamente dopo la sgranatura (primaverile o di fine estate).  
La ricetta tradizionale vede l'uso di pancetta dolce e cipolla per il soffritto, e di prezzemolo e  pepe per profumare. Molti ora sostituiscono la pancetta con il prosciutto cotto...Procedimento poco filologico ma sicuramente più salutista (vedete voi cosa scegliere! :D). Io vi propongo la mia personale rivisitazione dei risi e bisi, vi assicuro che è buonissima!

Ingredienti per 4 persone:

- 300gr di riso vialone nano o Grumolo delle Abadesse (Verona)
- 300gr di piselli freschi
- 40 gr di pancetta affumicata
- 2 piccoli scalogni
- un mazzetto di erba cipollina fresca 
- 10 gr di burro
- brodo vegetale (fatto con 1 gambo di sedano, una carota tagliata a pezzi e una cipolla bianca)
- sale q.b.
- grana padano (opzionale)

Preparare anticipatamente il brodo. A parte, lessare i piselli per una decina di minuti dopo il bollore. 
In una casseruola mettere lo scalogno tritato finemente con la pancetta (senza aggiungere altri grassi), e lasciar soffriggere per qualche minuto. Versare quindi il riso e lasciar tostare mescolando bene. Iniziare a bagnare col brodo, un mestolo alla volta (continuando a girare perché non si attacchi), e portare il riso a metà cottura. A metà, aggiungere i piselli scolati. Finire di cuocere il riso, facendo in modo che alla fine resti un po' più brodoso di un normale risotto. Spegnere il fuoco, mantecare con il burro, aggiungere l'erba cipollina e servire immediatamente su delle fondine, eventualmente spolverando con del formaggio grana o parmigiano grattugiato. 

Con questa ricetta partecipo aContest di Pasqua Silikomart e Laricetteria.com 

March 20, 2010

Saturday tea time: biscotti zaéti





Oggi, dato che il tempo è grigio e minaccioso, è stato quello che io definisco un pomeriggio all'insegna dell'horizontal time, ovvero spalmaggio cronico sul divano a leggere e dormire! Premesso che odio andare per negozi il sabato pomeriggio (cosa riesci a vedere e provare REALMENTE con tutta quella ressa? Io proprio non ce la faccio), che preferisco farmi un giro in bicicletta e rimandare l'uscita alla sera, e che oggi di biciclette non se ne parla, oggi è andata così, di relax letterario. Bel quadretto, no? Un po' alla Emily Brönte :D In effetti però, mancava qualcosa. No, non sono i vicini da ricevere, no non sono lettere segretissime da leggere... Ovvio, il té delle cinque coi biscottini! :D Affresco romanzesco completato!
I biscotti in questione sono i famosi (almeno credo!) zaéti veneziani, fatti con metà farina di mais (che qui ha sempre abbondato), l'uvetta e poco altro, insomma un impasto della cucina povera (eppure così buono!). Le variazioni sul tema vedono la non-spolveratura con lo zucchero a velo, l'uso di uvetta ammollata nella grappa invece che nell'acqua, dei soli tuorli invece delle uova intere, l'aggiunta di un po' di lievito e addirittura di pinoli. Questa è la versione classica, una ricetta di Raffaella, una signora di Mestre amica di famiglia.



Ingredienti:

- 250 gr di farina di mais (gialla)
- 250 gr di farina 00
- 150 gr di zucchero
- 4 uova
- 200gr di burro 
- 100 gr di uvetta (ammollata in acqua tiepida)
- la scorza grattugiata di un limone (meglio se non trattato)
- 1 bustina di vanillina
- un pizzico di sale
- zucchero a velo per spolverare

Miscelare le due farine (setacciate quella bianca) insieme al sale, la scorza del limone e la vanillina. Sbattere a lungo le uova con lo zucchero. Incorporarle alle farine. Aggiungere infine il burro ammorbidito e l'uvetta strizzata dell'acqua e leggermente infarinata. Impastare gli ingredienti, aggiungendo un po' di latte se l'impasto è troppo duro, finché non si otterrà un impasto omogeneo. Formare delle palline di impasto e posizionarle sulla teglia del forno coperta da cartaforno. Schiacciarle leggermente (non troppo, i zaéti devono restare un po' spessi e morbidi dentro).  Cuocere in forno statico a 175-180° per 15-20 minuti circa (regolatevi voi poi con il vs forno). Sfornarli e spolverizzarli con lo zucchero a velo quando sono ancora caldi. 
Sono ottimi serviti con il té ma anche così, al volo, o come sfizio insieme al caffé. Possono essere conservati anche per molti giorni in una scatola di latta (anche se mi sa che non arrivano ai due giorni...:D)

Merendina perfetta! Ho potuto continuare la mia lettura praticamente fino adesso...E per continuare sull'onda del relax da divano, stasera mi ordino la pizza!! :D